venerdì 23 dicembre 2016

Sapevi che la Russia e gli Stati Uniti distano solo 4 Km tra loro?


Sapevi che la Russia e gli Stati Uniti distano solo 4 Km tra loro?

Se guardiamo una cartina geografica, scopriamo che la Russia e gli Stati Uniti distano tantissimo tra loro, tanto che ci vogliono diverse ore per andare da uno stato all’ altro. E se ti dicessi che non è così?
No, non sono impazzito. Anche se la frase che leggi nel titolo, e cioè che Russia e Stati Uniti distano solo 4 km tra loro, mette in discussione tutte le certezze che ti hanno insegnato alle scuole elementari, in realtà una delle conseguenze del fatto che la terra sia rotonda, mentre noi la guardiamo sempre su una cartina quadrata. Infatti, nel punto in cui la Russia e gli Stati Uniti sono più vicini ci sono solamente 4 chilometri di distanza.

Guardando la terra dal Polo Nord, infatti, notiamo che la punta più occidentale dell’Alaska, che fa parte degli Stati Uniti, e la punta più orientale della Siberia in realtà quasi si toccano, e ci sono solamente 95 Km di distanza tra uno stato e l’altro. Ma all’interno dello stretto ci sono due isole, disabitate, che sono le isole Diomede, la Grande Diomede e la Piccola Diomede, appartenenti rispettivamente proprio alla Russia e agli Stati Uniti. Tra queste due isole ci sono circa 4 chilometri di distanza, e da questo consegue che tra le due superpotenze, storicamente nemiche, c’è meno distanza che tra due città italiane.

Anche se questo è sconosciuto alla maggior parte delle persone, in realtà i Russi e gli Americani lo sanno molto bene, tanto che in piena guerra fredda una nuotatrice provò ad attraversare a nuoto questo tratto di mare, alla temperatura di 5 gradi dell’acqua (siamo sempre al Polo Nord!) riuscendo di fatto a raggiungere dalla Russia gli Stati Uniti a nuoto: un’impresa che per i russi fu molto d’ispirazione, mentre in America passò praticamente inosservata.
Successivamente, poi, ci sono state una serie di idee per unire le due nazioni, ad esempio formando una diga tra le due isole oppure un sottopassaggio che collegasse le due nazioni, anche se queste cose poi sono cadute nel nulla. Ma l’idea di creare un passaggio tra Siberia e Stati Uniti non è venuta all’uomo: infatti, gli storici pensano che durante l’ultima Era Glaciale si sia aperto un passaggio in questo punto, e la Siberia sia stata direttamente collegata con l’Alaska: sarebbe stato proprio sfruttando questo passaggio che l’uomo sarebbe giunto in America ben prima dell’impresa di Cristoforo Colombo.
Ma la cosa più curiosa riguardo a questo tratto di mare così particolare è la differenza di orario: per come sono messi i fusi orari, quando sull’isola russa sono le 5 di pomeriggio, su quella americana sono le 2… Del pomeriggio precedente! Ci sono infatti ben 21 ore di differenza tra queste due isole, così vicine ma, volendo, così lontane. In pratica, spostarsi dall’una all’altra, cosa che in barca richiede pochi minuti, torniamo un giorno nel passato (o andiamo un giorno nel futuro: scoperte incredibili che si fanno leggendo solo una cartina geografica!

lunedì 19 dicembre 2016

La ragazzina inglese più intelligente di Einstein e Hawking



Lydia Sebastian a 12 anni ha ottenuto 162 al test Mensa realizzando un punteggio più elevato rispetto a quelli dei due grandi scienziati. E ha definito il test del QI più facile di quello che pensava.


Lydia Sebastian, una ragazzina inglese di dodici anni dell’Essex, ha un quoziente intellettivo maggiore di Albert Einstein e Stephen Hawking. Questo non vuol dire che scoprirà il segreto della materia oscura, ma ha rivelato capacità intellettive a dir poco straordinarie.

A dimostrarlo è stato lo strepitoso esito – 162, punteggio massimo per i candidati under 18 - che ha ottenuto eseguendo il test del quoziente intellettivo redatto dal Mensa, l'associazione internazionale che raccoglie le persone con un QI particolarmente brillante.

UN QUIZ PER CERVELLI SOPRAFFINI. «All’inizio ero molto nervosa, ma una volta che ho iniziato è stato molto più facile di quello che pensavo», ha commentato la giovane studentessa della Colchester County High School. Solo l’1% dei membri del Mensa ha riportato il risultato di Lydia Sebastian: la media dei punteggi è 100 e chi totalizza almeno 140 punti viene automaticamente considerato un genio.

Lydia, subito dopo la prova, è stata circondata da una folla di adulti, curiosi ed esperti, tutti a fare il tifo per lei perché entrasse nel prestigioso club di geni. Arun, il fiero papà di Lydia, radiologo all’ospedale di Colchester, ha raccontato che la moglie ha spinto la figlia a sottoporsi al test dopo averne sentito parlare per mesi. «Quando ho saputo che aveva ottenuto il massimo punteggio possibile, mi sono sentito travolto e così mia moglie – ha dichiarato il signor Sebastian – Sinceramente non credevo che potesse battere Einstein e Hawking».


Qualche altro dato per avere un’idea delle straordinarie facoltà mentali di Lydia: ha iniziato a parlare a sei mesi, suona il violino dall’età di quattro anni e ha già letto tre volte il ciclo dei sette romanzi di Harry Potter. Il papà della geniale ragazzina ha infatti raccontato, commosso, ai cronisti: «Quando aveva pochi mesi io facevo tirocinio e mia moglie studiava chimica; ero spesso fuori nel weekend e lei mi diceva qualche parolina al telefono».


Alla prossima curiosità!
Hashtag srl staff!





(fonte focus.it e messaggero.it)



lunedì 12 dicembre 2016

10 COSE CHE NON SAI SUI PIU' GRANDI DITTATORI DELLA STORIA



Che il potere assoluto faccia male a chi lo subisce non ci sono dubbi. Sembra però che danneggi anche chi lo esercita: inebriati dall’onnipotenza, i tiranni perdono il lume della ragione. Dietro la follia liberticida potrebbe esserci dunque una sindrome psichiatrica che si autoalimenta: più si è potenti più ci si “intossica”. Il che non consola, ma almeno offre un appiglio a chi vuole a tutti i costi capire. Ecco alcuni esempi.

STALIN. Iosif Vissarionovic Džugašvili, più noto con il nome di Stalin, è stato il dittatore che più di ogni altro non si è fatto scrupolo di eliminare i suoi avversari politici. Per quanto sia difficile fare una stima precisa, si ritiene che durante i 31 anni in cui Stalin è rimasto al potere siano morti circa 20 milioni cittadini sovietici.
Durante il periodo delle purghe, nella seconda metà degli anni ‘30, era solito chiamare a colloquio i dirigenti e funzionari che lavoravano a stretto contatto con lui e di cui non si fidava. Appena questi entravano nello studio, cominciava a fissarli negli occhi senza proferire parola. Chi non reggeva lo sguardo, veniva fucilato perché, secondo Stalin, aveva qualcosa da nascondere o era in malafede.

KIM JONG-IL. Delle 3 dittature affermate e tuttora al potere, quella che dà i segni di maggiore megalomania è il regime della Corea del Nord. Il dittatore attuale, Kim Jong-un, alterna minacce di attacchi missilistici a stramberie come quella di ordinare a tutti gli studenti di tagliarsi i capelli come lui. Kim viene da una dinastia di dittatori che della megalomania ha fatto uno stile di vita. A partire dal nonno, Kim Il-sung, la cui immagine è ancora presente ovunque nel Paese. Ma ancor più egocentrico fu il figlio di questi (nonché padre dell’attuale despota): il bassetto Kim Jong-il, nell'immagine. Convinto di avere poteri magici come quello di influenzare il clima, pensava di essere onnisciente e scrisse opere su ogni tema, soprattutto cinema, il suo giocattolo preferito. Arrivò persino a far rapire il regista sudcoreano Shin Sang-ok, costringendolo a girare un remake di Godzilla.

ADOLF HITLER. Del dittatore sanguinario per antonomasia sappiamo quasi tutto, comprese le manie e le peculiarità. Tra queste le fantasie sessuali. Come racconta la nipote Geli Raubal (morta suicida nel 1931 dopo una relazione con lo zio), il führer la obbligava a posare nuda per lui in posizioni oscene, o a mettersi carponi per essere poi sculacciata con un frustino. Alcune di queste pratiche erano svolte in nome del “sesso magico” (ramo dell’occultismo che si fonda su riti sadomasochisti), una passione che secondo alcuni Hitler avrebbe condiviso con la bella Winifred Wagner, nuora del compositore Richard Wagner. Alcuni medici hanno poi testimoniato che il dittatore si faceva iniettare testosterone per aumentare la propria virilità.

JEAN-BEDEL BOKASSA. Presidente della Repubblica Centrafricana, nel 1977 si proclamò imperatore con una cerimonia ispirata a quella di Napoleone del 1804. Per questo tutti i servitori furono costretti a indossare abiti ottocenteschi. Il neoimperatore si presentò con un lungo mantello di velluto rosso, si pose quindi sul capo una corona carica di diamanti che, a suo giudizio, avrebbe dovuto essergli consegnata da papa Paolo VI, il quale naturalmente rifiutò.

MAO TSE-TUNG. Negli anni ‘60-’70 moltissimi giovani occidentali avevano in camera il poster di Mao, senza sapere che il leader del comunismo cinese era uno spietato tiranno, responsabile della morte di milioni di persone. I mille eccessi del tiranno non si limitavano soltanto alla vita pubblica, dove trattava il premier Ciu En Lai come uno schiavo e che faceva decapitare chi l'ostacolava, ma proseguiva nel privato: era una specie di Caligola alla cinese che non aveva rapporti sessuali con la moglie, ma voleva accompagnarsi ogni notte con 2 o 3 ragazze diverse. Era anche uno sporcaccione che non si lavava, non si toglieva la vestaglia di dosso per intere settimane e non si spazzolava i denti, alla fine diventati verdi, «perché una tigre non lo fa».

SAPARMYRAT NYÝAZOW. Uno degli ultimi dittatori partoriti dal XX secolo è stato Saparmyrat Nyýazow, presidente del Turkmenistan dal 1991 al 2006. Noto anche come Türkmenbaşy (“padre di tutti i turkmeni”) scrisse addirittura un testo sacro: il Ruhnama, o libro dell’anima. Paragonato alla Bibbia e al Corano, fu adottato nelle scuole, letto in radio e in tv e persino spedito nello spazio.
Nella foto la statua che si fece costruire ancora in vita: placcata d’oro, alta 12 metri è in grado di ruotare di 360 gradi affinché il volto sia sempre baciato dal sole.

BENITO MUSSOLINI. Fu pacifista (da giovane, poi evidentemente cambiò idea trascinando l?Italia nella Seconda Guerra Mondiale) e odiava la pennicchella, costringendo i suoi ospiti, persino il führer a incontri e riunioni durante la digestione; suonava il violino ed era superstizioso. Ma soprattutto non sopportava le sigarette (l’unica la chiese durante una partita di calcio tra Inghilterra e Italia, per il resto non fumò mai, né fece uso di cocaina o altri stupefacenti) e gli ombrelli perché diceva che sono «un cimelio borghese,  l’arma dei soldati del papa».

MU’AMMAR GHEDDAFI. Tra le curiosità che caratterizzavano il leader dello Stato libico dal 1969 al 2011 c'era il fatto che in ogni viaggio volesse dormire nella sua tenda beduina, montata persino nel giardino di un albergo parigino o durante l'ultima visita a Roma (nella foto), con tanto di cammelli al seguito. Per guardarsi le spalle radunò invece una squadra di amazzoni vergini con alto addestramento militare

NICOLAE ED ELENA CEAUŞESCU. Nella lista dei dittatori più eccentrici non mancano coppie di coniugi senza scrupoli come Nicolae Ceauşescu e sua moglie Elena, a capo della Repubblica Socialista di Romania dal 1967 al 1989. «Elena, quasi analfabeta, si conferì una laurea in chimica e si fece passare come l’autrice di studi scientifici di cui non era neanche in grado di capire i titoli» spiega a Focus saggista Domenico Vecchioni, autore di numerose biografie dedicate a celebri dittatori. Nella foto i coniugi Ceauşescu in un dipinto celebrativo: la loro dittatura durò 24 anni e ridusse il Paese alla fame.

FRANÇOIS DUVALIER. Alias Papa Doc, despota di Haiti (1957-1971) convinse la sua gente di essere la reincarnazione di Baron Samedi, divinità che accompagna i morti nell’aldilà secondo la religione vudù. Una volta spacciatosi per il traghettatore dei defunti ne prese persino in prestito il look: cappello a cilindro, frac nero, occhiali con lenti scure e sigaro in bocca. E impose preghiere speciali alla sua persona.

A presto!
Hashtag srl Staff!

(fonte focus.it)




lunedì 5 dicembre 2016

IL PALAZZO PIU' BELLO DEL MONDO...A TORINO!


Nel quartiere degli affari, collocato fra istituti bancari che hanno la loro sede nella city torinese, l'edificio è in via Alfieri 6, indicato spesso come Palazzo Valperga.

Un primo palazzo si deve all'architetto luganese Maurizio Valperga che operò in maniera concreta all’edificazione di un manufatto importante come frutto di ampliamenti ed acquisizioni spaziali successive a partire dal 1663, quando strinse una convenzione con l’Ordine dei Padri Carmelitani Scalzi di Santa Teresa per la costruzione di una nuova casa adiacente alla propria. Il palazzo diventava così dimora prestigiosa dell’Architetto che proprio in quegli anni giovava di una improvvisa quanto propizia impennata professionale; infatti nel 1667 diventava primo ingegnere di Carlo Emanule II, mentre suo figlio Andrea acquisiva il titolo di ingegnere ordinario presso lo stesso Ducato, e pertanto risulta comprensibile il forte investimento, di ordine finanziario, a cui si espone Valperga per la realizzazione di un’abitazione sobria nelle decorazioni ma imponente nella forma, tanto da dover risultare celebrativa della propria ascesa sociale, con tempi realizzativi celeri, corrispondenti alla propria scalata professionale.

Nel 1709 il nipote del Valperga vendette la casa al conte Gian Gerolamo Galleani di Canelli, esponente di una nota famiglia di industriali tessili dell’epoca, che identificò nel palazzo, non tanto una sede di dimora principesca (non avendone le caratteristiche di alto profilo artistico decorativo) quanto il polo eccellente di un variopinto intorno di avvicendamenti di grandi espansioni e persone in crescita, ideale localizzazione per il proprio centro di affari; il palazzo, infatti, può essere indicato come uno degli esempi più rappresentativi dell'architettura nobiliare del Settecento torinese. Nel 1781 avranno avvio le opere di ristrutturazione ad opera dell’ Arch. Luigi Barberis a cui si deve l’attuale aspetto dell’edificio, che assumerà via via i connotati sempre più affini all’edificio “da reddito”, abbandonando le linee stilistiche di “casa” storica privata. Nella prima metà dell'Ottocento il palazzo fu ceduto all'avvocato Giuseppe Gattino, proprietario delle miniere di ferro di Traversella e che divenne uno dei principali finanzieri della Torino della Restaurazione. La sua fama di grande collezionista fece guadagnare all’edificio il prestigio di risultare una sede di eccellenza culturale dell’epoca in quanto ospitava: · La quadreria di grande fama (citata in molte guide di Torino dell’800) che fu venduta dal Cottolengo a Pietro Accorsi nel 1925-16, cfr. A.Cifani-F.Monetti, Il Catalogo della Pinacoteca Gattino di Torino, in “Studi Piemontesi”, Torino, marzo ,vol. XIX, fasc. 1 (1990), pp.213-243. · La biblioteca di circa 30.000 volumi che fu donata nel 1902 alla Città di Torino ed ora si trova alla Biblioteca Civica di Torino ·

 La collezioni di cammei, microsculture e vetri che fu donata nel 1902 alla Città di Torino e si trova oggi a Palazzo Madama. Nella metà del secolo il palazzo passò per eredità alla famiglia dei conti Riccardi di Netro, e nel 1925 al Cottolengo, per poi essere venduto nel 1943 a una società immobiliare. Nelle sue linee di sostanza l’edificio non ha subito grandi modifiche nel corso degli ultimi due secoli; l’atrio e lo scalone neoclassico, infatti, hanno un preciso rimando stilistico temporale agli interventi di Barberis. A partire dal 1925 il Banco Ambrosiano aveva sistemato, su disegni dell’Ing. Peretti, il palazzo adiacente a palazzo Valperga Galleani, destinandolo a nuova sede di Torino e dotandolo di nuova entrata aperta su via XX Settembre. L’edificio fu completamente restaurato sia internamente che esternamente con la connotante creazione di un lucernario sull’ atrio di ingresso presente sul cortile interno.

Sul sito http://www.thenumber6.it/ troverete tutti i dettagli sul palazzo!

A presto!

Hashtag srl staff!

lunedì 28 novembre 2016

BOOM, il nuovo jet passeggeri più veloce del suono


Un aereo passeggeri supersonico promette trasferimenti in tempo record da un capo all'altro del pianeta. Avrà successo in un settore dove Concorde ha fallito?

Nel 2023, vent’anni dopo il pensionamento del Concorde, sarà nuovamente possibile volare da Londra a New York in 3 ore e mezza a bordo di un jet passeggeri supersonico.

Protagonista di questa seconda rivoluzione del trasporto aereo è Boom, una startup di Denver finanziata da diversi imprenditori dell’hi-tech, tra cui Richard Branson (Virgin Galactic). Il primo prototipo del nuovo velivolo è stato presentato lo scorsa settimana da Blake Scholl fondatore di Boom, ex dirigente di Amazon e pilota.

PIÙ VELOCI DI TUTTI. Il progetto di School è decisamente ambizioso, anche perché la neonata azienda si trova a competere con colossi come Lockheed Martin e Boeing, che già da diversi anni stanno lavorando ad aerei passeggeri più veloci del suono.

Ma nonostante il ritardo nell’avvio della progettazione, l’imprenditore è convinto di riuscire ad arrivare sul mercato prima dei concorrenti perché il suo Boom non utilizzerà nessuna nuova tecnologia e non dovrà quindi attendere i lunghi tempi di approvazione degli enti governativi che regolamentano il settore.
Perché Boom dovrebbe avere successo laddove il Concorde fallì, vent’anni fa?
UN PO’ DI STORIA. Il Concorde nacque a metà degli anni ‘60 da un consorzio anglo-francese formato da British Aerospace e Aérospatiale. Il primo volo fu effettuato nel 1969, l’ultimo nel 2003.

Tra i motivi che portarono alla fine del progetto Concorde, oltre ai consumi spaventosi e ai costi di gestione degli apparecchi, ci fu il grave incidente nel 25 luglio 2000, nel quale morirono 113 persone.

PIÙ VELOCI DEL SUONO. DI NUOVO. Secondo Scholl i progettisti del Concorde non potevano far conto su tecnologie e materiali affidabili come quelli di oggi. Ed è così fiducioso nel potenziale della sua azienda che promette il primo volo di prova per il 2017.

Il velivolo ospiterà 45-50 passeggeri al massimo, contro i 100 del Concorde, e il biglietto costerà più o meno come quello di un biglietto di prima classe su un volo ordinario: 5.000 dollari per la tratta Londra-New York.

Anche Branson sembra credere nell’iniziativa del pilota americano, tanto da aver opzionato i primo 10 velivoli che usciranno dai cantieri di Denver.

Secondo i progetti di Boom il nuovo velivolo coprirà inizialmente le rotta Londra-New York, San Francisco-Tokyo e Los Angeles-Sidney.,


A presto
Hashtag Staff

(fonte focus.it)



lunedì 21 novembre 2016

I 10 OROLOGI PIU' COSTOSI AL MONDO!

“Le vuoi passare delle belle ore? Allora devi anche avere un bell’orologio” diceva Rocky. Gli orologi in questa classifica non sono semplicemente belli ma sono i più cari al mondo. Molti sono prodotti da case svizzere, per lo più collocate nella zona del Giura dove molti italiani sono emigrati e hanno lavorato e portato il loro contributo creativo. La maggior parte sono in oro e forse, più che al polso, vanno tenuti sotto chiave.
10. Patek Philippe 1953 Model 2523 Heures Universelles – $2,899,373

Il Patek Philippe Model 2523 è pezzo in oro a 18 carati, al cui centro è disegnata una mappa geografica. L’esemplare che è stato venduto nel 2002 ha toccato la cifra da capogiro di $2,899,373. Il design esprime classe, eleganza e prestigio senza tempo.
9. Piaget Emperador Temple Watch – $3,3 milioni

Piaget, azienda svizzera di lusso fondata nel 1874 da Georges Piaget nel villaggio del Canton Giura di La Côte aux Fées, ha creato la meraviglia di Emperador. L’orologio in totale è ricoperto da 1211 diamanti e brillanti dalla diversa sfaccettatura e taglio, di cui 173 sono incastonati nel quadrante in madreperla, 320 arricchiscono il bracciale e 690 rivestono l’intera cassa.
8. Patek Philippe 1928 Cronografo Monopulsante – $3,637,408


È stato battuto all'asta Christie's nel 2011 come top-lot. Si tratta di un modello di estremo lusso, in oro bianco, realizzato nel 1928, poco prima della Grande Depressione.
7. Blancpain Le Brassus Tourbillon Carrousel - $3,850,000


La casa produttrice di questo orologio, attiva ben dal 1735, è ora controllata dal gruppo Swatch. Il tourbillon Carousel, che prende il nome dai due meccanismi interni che hanno lo scopo di ridurre gli effetti legati alla gravità, è fornito di una cassa di 44,60 mm ed è composto da 379 parti.
6. Patek Philippe 1939 Platinum World Time Watch – $4,026,524


Il Patek Philippe 1939 Platinum World Time è uno degli orologi più rari al mondo; l'esemplare in foto, che alcuni esperti ritengono essere l'unico esistente, è stato venduto all'asta all'Antiquorum di Ginevra nel 2002. Fu venduto, in origine nel 1950 per 2258 franchi svizzeri.
5. Louis Moinet Meteoris Watch – $4,599,487


Ne sono stati costruiti solo 4 esemplari di questi orologi creati dalla maison svizzera Louis Moinet con sede a Saint-Blaise. La particolarità è che furono realizzati con frammenti di meteoriti, provenienti da alcuni corpi celesti: il “Meteoris Mars”,che contiene un frammento proveniente da Marte; il “Meteoris Rosetta Stone” contiene un frammento del meteorite più antico;  il “Meteoris Asteroid” e il “Meteoris Moon” con un frammento di roccia lunare.
4. Breguet & Fils, Paris, N. 2667 Precision Watch – $4,682,165


Breguet è un'azienda svizzera tra le più antiche e prestigiose del mondo. Non ha mai interrotto la sua attività dalla fondazione avvenuta nel 1775. Questo orologio è decisamente raro. Oro 18k e a due movimenti, è stato in origine venduto nel 1814 a Mr. Garcias di Londra per 5000 franchi. Ora vale circa $4.7 milioni.
3. Patek Philippe Reference 1527 Wristwatch – $5 milioni


Orologio del 1943 è il Patek Philippe più costoso. È stato battuto a un'asta Christie’s a Ginevra nel 2010.  L'ha comprato un museo in Svizzera. Oro giallo a 18-carati, 23 gemme incastonate, calendario perpetuo.
2. Patek Philippe Henry Graves Super Complication Pocket Watch – $11 milioni


Orologio da tasca creato nel 1932 da Patek Phillipe, con ben 24 complicati meccanismi, per il banchiere newyorkese Henry Graves Jr. È universalmente riconosciuto come uno degli orologi più affascinanti al mondo.
1. Chopard 201-Carat Watch – $25 milioni


Orologio Chopard, azienda svizzera di orologi di lusso, gioielleria ed accessori, fondata nel 1860 da Louis-Ulysse Chopard nel paesino svizzero di Sonvilier, è composto da minuscolo quadrante sommerso da una cascata di diamanti gialli, rosa e blu, per un totale di 201 carati.

lunedì 14 novembre 2016

STASERA ARRIVA LA SUPER LUNA!


Questa notte la Luna sarà nel suo punto più vicino alla terra. Ecco qualche consiglio per fotografarla al meglio con il vostro smartphone

Questa notte tutti sol naso all'insù per godere della vista della Superluna. Il nostro satellite, infatti, sarà nel punto della sua orbita più vicino alla Terra e questo la renderà estremamente più grande e più luminosa del solito. Un evento che vale la pena fotografare – questa Luna sarà la più luminosa degli ultimi 68 anni – e condividere sui social.
Ma come fare, se non si dispone di una macchina fotografica adatta? C'è qualche possibilità di fotografare l'evento con il nostro smartphone senza che la Luna sembri solo un puntino giallo nel cielo? Ecco qualche consiglio:
  1. Trovate un punto ideale

Lo scatto sarà molto più bello se si avrà la possibilità di comparare la grandezza della Luna con qualche elemento naturale nei paraggi. Il consiglio, quindi, è quello di scovare il posto perfetto già in queste ore. Una spiaggia, su di una collina o con una vista sulla città: tutto va bene, se promette una visuale ideale. Probabilmente non catturerete la Luna al massimo, ma potreste scattare una foto panoramica di tutto rispetto.
  1. Preparate l'equipaggiamento giusto

Secondo lo specialista in fotografie con lo smartphone, Leigh Stark, un cellulare con una fotocamera di alto livello può di sicuro aiutare. Gli iPhone 7 Plus, ad esempio, potranno divertirsi un mondo, grazie alla funzione di zoom presente nell'app fotocamera. "L'iPhone 7 Plus dispone di uno zoom ottico, e non digitale come quello del 7. Questo può fare di sicuro la differenza". Un altro consiglio è quello di disporre di un treppiedi, per eliminare il rischio di tremolii, che si accentuano quando si allarga lo zoom al massimo. Inoltre, non dimenticate che potete anche utilizzare un telescopio!
  1. Scegliete l'app giusta

Stark raccomanda l'utilizzo di alcune app gratuite per iOS e Android come Adobe Lightroom, che propone una fotocamera "in-app" e, cosa più importante, salva le foto in formato RAW. Se non siete addentrati nel formato RAW, immaginate un negativo digitale che cattura il maggior numero di informazioni possibili e di dettagli, rispetto ad un normale JPG. Avviata l'app, vi farà scegliere il formato che preferite fra JPEG e DNG. Scegliete DNG, che è la versione Adobe del formato RAW.
  1. Perfezionate le vostre tecniche di messa a fuoco

Se utilizzate la fotocamera del vostro smartphone, assicuratevi di "toccare" l'immagine della Luna per metterla a fuoco e per modificarne la luminosità. In questo modo anche le immagini secondarie, avranno il giusto peso e la giusta luminosità. Ora siete pronti per fotografare la Super Luna al meglio. I vostri follower su Instagram vi ringrazieranno!

A presto!
Hashtag Staff!

lunedì 7 novembre 2016

CURIOSITA' SU.....LEONARDO DA VINCI!



Ragazzi!
In questo articolo vi racconteremo alcune curiosità su Leonardo da Vinci:

SCOPRÌ L’ETÀ DELLE PIANTE
Se oggi prendessimo un bambino di 10 anni e, ponendolo davanti ad un tronco di albero tagliato, gli chiedessimo a cosa servano tutti quei cerchi, ci risponderebbe sicuramente che indicano l’età della pianta.
Alla fine del 1400 questa non era una nozione conosciuta.
Leonardo fu, infatti, il primo ad osservare gli anelli di accrescimento delle piante. In seguito ebbe l’intuizione di capire che, contando gli anelli, si potesse risalire all’età dell’albero.
Sulla base di questa scoperta sono nate molte scienze, la più recente delle quali è la dendroclimatologia.
Quest’ultima è una branca della paleoclimatologia e si occupa di risalire a particolari eventi climatici verificatisi nella storia attraverso lo studio della formazione degli alberi.
ERA VEGETARIANO
Il suo amore per la natura e per gli animali non si fermava solo all’osservazione e alla rappresentazione grafica delle loro forme. A tal proposito Andrea Corsali, navigatore toscano, in una lettera a Giuliano de’ Medici, scrive così: “Alcuni gentili chiamati Guzzarati non si cibano di cosa alcuna che tenga sangue, né fra essi loro consentono che si noccia ad alcuna cosa animata, come il nostro Leonardo da Vinci”.
Leonardo era inoltre un animalista, si batteva addirittura per la libertà degli animali. Sembra infatti che andasse spesso al mercato e aprisse le gabbie degli animali, liberando così gli uccelli già pronti per essere venduti.
Se tutto questo è vero, possiamo affermare ancora una volta che Leonardo fu un precursore: animalista e vegetariano in anticipo rispetto ai tempi!
LA GIOCONDA NON FU RUBATA
La Gioconda è senza dubbio il ritratto più famoso al mondo.
Nonostante l’artista consigliasse sempre di dipingere su legno di noce, questo venne realizzato su una tavola di pioppo.
Chi fosse in realtà la donna ritratta ancora non ci è dato saperlo; gli studiosi hanno a lungo cercato di dare un nome certo a questo volto ma, al momento, l’attribuzione più valida è quella del Vasari. Giorgio Vasari, pittore e storico dell’arte vissuto nel 1500, scrive nel suo trattato (Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, pubblicato nel 1550) che la donna ritratta da Leonardo è Lisa del Giocondo, da cui poi deriva il nome La Gioconda.
Su questo quadro, dipinto nel 1503 e non firmato dall’autore, si sono dette molte cose. L’elemento che più attira l’attenzione dei curiosi è il famoso sorriso; dalle recenti analisi radiografiche è emerso che l’attuale sorriso della Gioconda è solo un ripensamento. La prima versione, infatti, vedeva la donna ritratta con una piega della bocca molto più severa. Solo in un secondo tempo Leonardo avrebbe, quindi, modificato la sua espressione dipingendo il sorriso che avrebbe fatto storia.
Altra leggenda molto diffusa è che il quadro sia stato rubato in Italia e portato nel Louvre dai napoleonici. Le razzie da parte dei soldati francesi avvennero davvero, tanto che nel 1815 Papa Pio VII incarica Canova di recarsi a Parigi per riportare in Italia le opere trafugate, ma queste non riguardarono la Gioconda. Fu Leonardo stesso a portarla in Francia; nel 1517 partì da Roma per raggiungere la corte del Delfino di Francia e portò con se la tavola della Gioconda.
Alcune carte attestano che il dipinto fu in seguito acquistato da Re Francesco I di Francia, che lo pagò profumatamente. Il Re, infatti, pagò ben quattromila scudi d’oro, l’equivalente di due anni dello stipendio di Leonardo!
Negli anni successivi venne spostata di sede diverse volte. Luigi XIV la fece trasferire a Versailles e dopo la rivoluzione francese venne portata per la prima volta al Louvre. Napoleone Bonaparte volle portare il dipinto nella sua camera da letto e successivamente tornò per la seconda volta al Louvre. Durante la guerra Franco-Prussiana del 1870-1871 fu messa al riparo e, una volta tornata la pace, tornò definitivamente al suo posto nelle sale del museo.
Per ora è tutto!!
A prestissimo!!
Hashtag srl staff!

mercoledì 26 ottobre 2016

Einstein, quello che non sapevi...


1. Non era una capra in matematica
Leggenda vuole che il giovane Einstein a scuola andasse malissimo in matematica.

Una parabola edificante di redenzione che è stata propinata a generazioni di studenti in difficoltà con le materie scientifiche, che (purtroppo per loro) non contiene un briciolo verità. A Monaco, dove studiò fino all’età di 15 anni, Einstein aveva buoni voti, soprattutto in matematica. A 16 anni, è vero, fallì il test di ingresso per il Politecnico di Zurigo, ma ottenendo comunque il massimo dei voti in fisica e matematica. Quando, anni dopo, ad Einstein arrivò la voce dei suoi pessimi risultati giovanili in matematica, il fisico rispose: “Non ho mai avuto problemi in matematica. A 15 anni sapevo svolgere perfettamente il calcolo differenziale e gli integrali”.
2. La figlia segretaNel 1903 Albert Einstein sposò la compagna di studi Mileva Marić, da cui ebbe due figli: Hans Albert, nato nel 1904, che sarebbe diventato un importante ingegnere, ed Eduard, nato nel 1910, che ebbe una vita travagliata, in cui lottò per anni con la schizofrenia.
Questo almeno è quello che si sapeva della vita privata di Einstein fino al 1987, quando venne pubblicato un carteggio privato con l’ex moglie, da cui si scoprì che la coppia aveva avuto una figlia illegittima un anno prima del matrimonio, che venne presa in carico dai nonni materni subito dopo il parto. Il destino della bambina è ancora oggi sconosciuto, anche se alcuni storici ritengono che sia morta di scarlattina in tenera età, mentre per altri sarebbe stata data in adozione.

3. Respinto dall’accademia
Einstein non era un pessimo studente come vuole la leggenda, ma aveva effettivamente dei problemi in campo scolastico. Una personalità ribelle e un forte rifiuto per l’autorità lo accompagnarono lungo tutto il periodo degli studi, al termine del quale, nonostante gli ottimi voti, fu l’unico tra i diplomati del suo anno a non ottenere un posto da assistente al Politecnico di Zurigo. Einstein fu quindi costretto a trovare lavoro presso l’ufficio brevetti di Berna, un lavoro umile che gli garantiva però sufficiente tempo libero per portare avanti le sue ricerche. Nel 1905 arrivò quindi il suo annus mirabilis, in cui pubblicò quattro articoli che rivoluzionarono il mondo della fisica. Nonostante questo, passarono altri quattro anni (dieci dalla sua laurea) prima che gli venisse proposto un posto da professore universitario.
4. Che fine ha fatto il premio Nobel?
Nel 1910 si concluse la relazione tra Albert e la prima moglie, e lo scienziato iniziò una relazione con la cugina Elsa, che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita. Tra le clausole del divorzio, ottenuto solamente nel 1919, Einstein promise alla ex moglie una piccola rendita mensile, da integrare con il premio in denaro che avrebbe guadagnato in caso di vittoria del Nobel. Non c’era alcuna avvisaglia all’epoca che Einstein avrebbe realmente vinto il Nobel, ma questo arrivò realmente pochi anni dopo, nel 1922, e Mileva Marić come da accordi si vide recapitare una piccola fortuna.
5. Tutto merito di un’eclissi
La teoria della relatività generale venne pubblicata nel 1916, ma non ebbe da subito il successo che conosciamo oggi. Molti fisici dubitavano infatti delle formule di Einstein, e continuarono a farlo fino al 1919. In quell’anno ci fu un’eclissi totale di Sole, e l’astronomo inglese Arthur Eddington ne approfittò per fotografare il fenomeno, e calcolare l’effetto della gravità del Sole sulla luce delle stelle. I suoi risultati confermarono le previsioni di Einstein, obbligando il mondo della fisica ad accettare la nuova teoria, e rendendo lo scienziato una celebrità di calibro mondiale.
6. Spiato dall’Fbi
Einstein si trasferì negli Stati Uniti nel 1933, iniziando a lavorare come professore presso l’ Institute for Advanced Study di Princeton. All’epoca era già famoso per le sue idee pacifiste e per il supporto dato ai movimenti per i diritti civili, e fu da subito bollato come comunista dall’Fbi. Per 22 anni, gli agenti del Bureau non si arresero, e spiarono meticolosamente la vita dello scienziato, ascoltando le sue telefonate, aprendo la sua corrispondenza, e controllando persino la sua spazzatura. Per un periodo, l’Fbi indagò persino la possibilità che il fisico stesse costruendo un raggio della morte per conto dei sovietici. La sorveglianza si fermò solo alla sua morte, nel 1955, quando il fascicolo relativo ad Einstein aveva raggiunto ormai le 1.800 pagine di lunghezza.
7. La bomba atomicaAlla fine degli anni ’30 Einstein venne a sapere che gli scienziati del Reich stavano lavorando alla bomba atomica. Messo da parte il suo pacifismo scrisse quiondi una lettera al presidente Roosvelt, incitando gli Stati Uniti a condurre ricerche nel campo per ottenere l’arma prima dei nazisti. Einstein non partecipò mai in alcun modo al progetto Manhattan, ma nei decenni seguenti si pentì fortemente del piccolo ruolo giocato nello sviluppo delle bombe atomiche, e pochi mesi prima della sua morte scrisse insieme al filosofo Bertrand Russell un documento noto come Manifesto Russel-Einstein, in cui si ricordavano i pericoli legati agli armamenti atomici, e si chiedeva a tutti i governi del mondo di “trovare metodi pacifici per risolvere le dispute tra loro”.
8. Presidente di Israele
Einstein non fu mai particolarmente religioso, né appoggiò più di tanto il movimento sionista. Le sue radici ebraiche però furono sempre particolarmente importanti per lo scienziato. Alla morte del primo presidente di Israele, nel 1952, il governo offri ad Albert Einstein l’opportunità di divenire il secondo presidente della nazione. Una proposta che Einstein declinò gentilmente, dichiarando: “Per tutta la vita mi sono occupato di questioni oggettive. Per questo mi mancano sia l’attitudine naturale sia l’esperienza per trattare con le persone e per esercitare una funzione ufficiale”.
9. Il cervello rubatoAlla sua morte, nel 1955, Einstein chiese che il suo corpo venisse cremato. Thomas Harvey, patologo di Princeton che praticò l’autopsia sul cadavere dello scienziato, rimosse però il suo cervello, sezionandolo in 170 fette per poi conservarlo. Non aveva ricevuto nessuna autorizzazione per farlo, e si trattò quindi di un furto di cervello (restituito anni dopo), ma quando la famiglia scoprì cosa era avvenuto autorizzò, con una certa riluttanza, che il cervello fosse utilizzato per studiare l’origine della straordinaria intelligenza di Albert Einstein. Nei decenni seguenti l’organo è stato soggetto di diversi studi, nessuno dei quali ha portato a risultati definitivi.
10. Teoria unificataNella seconda parte della sua vita, Einstein lavorò incessantemente alla creazione di una teoria unificata, che combinasse la spiegazione della gravità e dell’elettromagnetismo. Una teoria che, sperava il grande scienziato, avrebbe aiutato a risolvere quelli che lui vedeva come i paradossi della fisica quantistica. A questa teoria Einstein non arrivò mai, ma continuò a lavorarci testardamente fino alla morte. Poche ore prima di soccombere ad un aneurisma dell’aorta addominale, stava ancora lavorava alle sue ultime equazioni, le cui scansioni sono disponibili nell’archivio online della Hebrew University di Gerusalemme.
A presto!