martedì 30 maggio 2017

Google dice addio ai blob in favore degli emoji



Un altro articolo interessante che vogliamo postarvi tratto interamente da Focus.it!

"A Google gli emoji, così com’erano, non sono mai piaciuti. E neppure le emoticon. Tanto che qualche anno fa, per punteggiare le conversazioni dei suoi utenti, ha lanciato i blob. Sempre gialli e diversamente sorridenti, ma dalla forma più vicina al triangolo che al cerchio: era un modo per distinguersi dagli altri, perché i consensi tra il popolo hi-tech si conquistano anche a suon di idee nuove. Ed emoji più gelatinosi e simpatici sembravano esserlo. Poi però qualcosa è andato storto e qualche giorno fa Google pare aver capitolato: i blob verranno ritirati per far posto ai rotondi, tradizionali emoji.

LA VERSIONE DI GOOGLE. Introdotti per la prima volta nel 2013 con Android 4.4, i blob in realtà hanno subito diviso il pubblico. Alcuni li hanno amati per la loro originalità rispetto agli emoji, altri invece li hanno presi in antipatia perché generano problemi di comunicazione tra le diverse piattaforme, visto che tra il 2014 e 2016 i grafici di Google hanno creato blob in grado di sostituire tutte le figure umane presenti nel catalogo degli emoji (inclusa la ballerina di flamenco). E se è vero che quello delle "faccine" è un linguaggio, si tratta di un linguaggio nuovo che stiamo ancora imparando: avere due immagini diverse che dicono la stessa cosa a seconda che stiamo usando uno smartphone o un messenger diversi non funziona.

NOVITÀ D'AUTUNNO. Per questo motivo la prossima versione di Android, “O”, che dovrebbe essere disponibile questo autunno come Android 8.0, prevede il restyling totale di ogni emoji: nuove faccine con disegni più dettagliati e l’adozione dei volti gialli standard gialli per gli smile. Come ha spiegato Rachel Been di Google sul blog aziendale: «Abbiamo dedicato molto tempo alla coerenza emotiva tra le diverse piattaforme di comunicazione. Poiché uno dei nostri obiettivi principali con il restyling è quello di evitare confusione o problemi di comunicazione tra le piattaforme, volevamo assicurare che quando un utente invia un emoji ad un amico, il messaggio sarà chiaramente comunicato indipendentemente dal fatto che usi iOS, Windows, Samsung, o altri sistemi operativi».

Per non tradire questo proposito, i nuovi emoji saranno disponibili anche per gli utenti che non passeranno ad Android 8.0, ma resteranno con una versione precedente. Mentre sugli smartphone che già utilizzano un sistema di emoji diverso da quello di Google (come Samsung e LG), il cambiamento non avrà effetto.

Alla fine, come ci insegna la vittoria dell’inglese sull’Esperanto, la lingua che aveva l’ambizione di essere universale, ma anche quella degli emoji sulle emoticon, a fare la fortuna di un linguaggio è soprattutto l’uso che ne fanno le persone in modo spontaneo, ed imporre nuovi standard è più difficile del previsto.

lunedì 15 maggio 2017

Alieni: e se fossero già stati qui?


"Un astronomo riflette sulla possibilità che forme di vita intelligente abbiano lasciato, nel Sistema Solare, tracce che non abbiamo ancora cercato.


Jason Wright, docente di astronomia alla Penn State University, ha pubblicato su arXiv un documento nel quale fa il punto sulla ricerca di altre forme di vita nello Spazio e pone una questione interessante e molto cara ai "cacciatori di misteri" almeno dalla metà del secolo scorso:
abbiamo per davvero cercato con sufficiente attenzione testimonianze di vita aliena nel nostro stesso Sistema Solare?
I nostri strumenti scandagliano l'Universo alla ricerca di segnali, radio o luminosi, di origine intelligente (senza successo, finora), ma, afferma Wright, poco o nulla di analogo viene fatto con i mondi del Sistema Solare.

La "faccia di Marte" è una nota struttura geologica che, in particolari condizioni di luce, assume un aspetto familiare: è un classico esempio di pareidolia (ecco tutto quello che abbiamo creduto di vedere su Marte).
In sintesi, nel suo lavoro Wright afferma che non possiamo escludere che forme di vita intelligente siano vissute per periodi più o meno lunghi su qualche "nostro" satellite o pianeta, Terra compresa.

Lasciando poi, volutamente o involontariamente, le prove del loro sviluppo tecnologico, ossia quello che si definisce firma tecnologica (in inglese: technosignatures).

PERCHÉ SOLO MICROBI?Wright non afferma quindi che altre forme di vita intelligente siano già state presenti nel Sistema Solare, ma che la seppur remota probabilità che sia accaduto non deve essere sottovalutata:
è possibile che altre intelligenze abbiano abitato il Sistema Solare e che, per motivi ignoti, si siano estinte o se ne siano andate.
Ai giorni nostri, sottolinea, la ricerca punta a rilevare tracce di vita extraterrestre microbica, presente o passata, mentre sembra avere escluso possibilità di vita più evoluta.

Il Corpo Forestale dello Stato e lo strano caso delle fate dei boschi. Nella foto: le "Fate di Cottingley", un famoso scherzo fotografico realizzato nel 1920 da due adolescenti inglesi e in cui caddero diversi esperti, compreso Sir Arthur Conan Doyle. | ADOH/CONTRASTO
CERCARE OVUNQUE. Sulla Terra, trovare eventuali tracce di alieni estinti è praticamente fuori discussione: a causa dell'evoluzione geologica del nostro pianeta, per esempio il movimento delle placche, qualsiasi firma tecnologica vecchia centinaia di milioni anni, se non qualche miliardo, è certamente andata distrutta.

Altri corpi del Sistema Solare, invece, potrebbero avere conservato per periodi di tempo molto lunghi eventuali strutture aliene, quando non soggette all'azione geologica e o dell'atmosfera.

Non è la prima volta che ricercatori e scienziati propongono ipotesi del genere: negli anni '90 era stato proposto di scandagliare all'infrarosso il Sistema Solare, alla ricerca di tracce di attività termica di origine artificiale, ma le poche ricerche fatte non portarono ad alcun risultato."


(articolo tratto interamente da Focus.it)

lunedì 8 maggio 2017

Parlare tra sé e sé è davvero da matti?


"Dato che lo facciamo tutti, può essere che sia normale, o che faccia bene? Il verdetto della scienza.

Lo facciamo di continuo, e non solo quando cerchiamo le chiavi nelle tasche o nella borsa del lavoro: parlare tra sé e sé è davvero un'azione da "matti", o da tipi solitari? Un'analisi del dilemma pubblicata su The Conversation rivela che non è affatto così e che anzi, è un'attività quanto mai necessaria.

CHIACCHIERATE SILENZIOSE. Iniziamo dal dialogo interiore, che gli altri non sentono: le conversazioni spesso molto profonde che ingaggiamo con i nostri pensieri, di giorno e di notte, servono a organizzare a pianificare azioni, consolidare ricordi, elaborare emozioni. In altre parole, a mantenere il controllo di noi stessi e di quello che dobbiamo fare.

COME SAREBBE, SENZA. Lo dimostrano alcuni interessanti esperimenti su primati non umani. Le scimmie non parlano tra sé e sé, e quando compiono un'azione, attivano un tipo di memoria e una porzione di corteccia cerebrale specifica per quel compito. L'area attivata per un incarico visivo è, in questi animali, diversa da quella utilizzata in un test di associazione di suoni.

VOCE CHE COORDINA. Negli stessi esperimenti, gli umani ricorrono invece alle stesse aree indipendentemente dal compito richiesto. Ma quando quei test vengono ripetuti silenziando il nostro dialogo interno (per esempio ripetendo a voce alta bla bla bla mentre si compie un'azione), il cervello umano si organizza in modo simile a quello delle scimmie, agendo "a compartimenti stagni". Da ciò emerge che il dialogo interiore gioca un ruolo fondamentale, anche se non esclusivo, nel controllo delle nostre azioni.

TI PREGO, TACI. Certo, può diventare un compagno ingombrante. Alle tre del mattino, tutto ciò che desideriamo è smettere di arrovellarci sui pensieri, e tornare a dormire. Per la stessa ragione, leggere un libro prima di coricarsi ci rilassa: mentre ne scorriamo le pagine, per forza di cose ci "mettiamo a tacere", anche internamente.

Nelle persone affette da ansia o depressione, questi dialoghi interiori possono diventare assordanti e impedire il normale svolgimento delle azioni quotidiane. Sopprimere il "rumore" non necessario è quindi fondamentale per la salute psicologica.

A VOCE ALTA. Spesso questi discorsi silenziosi trovano sfogo nel parlato, anche se non c'è nessuno ad ascoltarli. Succede soprattutto nei momenti che richiedono grande concentrazione: è stato per esempio dimostrato che leggere istruzioni a voce alta garantisce una migliore concentrazione e aumenta il controllo sul compito. Sembra infatti che sentirci incoraggiare e guidare in modo esplicito funzioni in modo più efficace: chi recentemente si è auto spronato durante una partita di tennis, una corsa o un'arrampicata, lo sa bene."