lunedì 30 gennaio 2017

Qual è il numero massimo di lingue che è possibile imparare?

Qual è il numero massimo di lingue che è possibile imparare?

C'è chi vanta la conoscenza di oltre 60 lingue, ma non c'è un numero limite: molto dipende da che cosa si intende per "conoscenza" reale di un idioma.


Non esiste un record ufficiale per il numero di lingue parlate da una singola persona, ma, per avere un termine di paragone, si può fare riferimento a uno dei più noti iper-poliglotti, termine che definisce persone che parlano in modo fluente sei o più lingue.

Alexander Arguelles, un linguista statunitense, ne ha studiate tra le 60 e le 70, anche se, come la maggior parte dei poliglotti che vantano la conoscenza di così tanti idiomi, non è per davvero certo del numero di lingue che conosce. Questo anche perché diversi idiomi sono versioni arcaiche di altri, e con essi si sovrappongono, e ci sono poi lingue morte che Arguelles comprende e traduce, ma che non avrebbe senso parlare.

DIZIONARIO VIVENTE. In un'intervista al New Scientist, Arguelles, che è madrelingua inglese, racconta di aver imparato francese, tedesco, spagnolo, latino, greco e sanscrito negli anni universitari; di essersi dedicato alle lingue medievali come il norreno (danese, svedese, islandese e norvegese nelle loro forme più antiche), l'alto-tedesco medio (parlato tra il 1050 e il 1350 circa) e il francese antico negli anni del dottorato e di aver aggiunto in seguito alcuni dialetti germanici, l'olandese, lo svedese e altre lingue scandinave, l'italiano, il portoghese, l'occitano (la lingua provenzale del sud della Francia) e il catalano. In seguito c'è stata la scoperta di coreano, giapponese, mandarino e cinese classico, russo, arabo, persiano, indi, turco, swahili...

MA COME FA? Arguelles racconta di aver studiato principalmente come autodidatta, con un metodo che definisce shadowing (letteralmente "ripercorrere passo passo"): mentre cammina all'aria aperta ascolta registrazioni della lingua da imparare e ne ripete i termini a voce alta, simultaneamente alla voce udita in cuffia. 

Così familiarizza: seguono poi molte ore di studio. Per il linguista, imparare nuovi modi per comunicare è un esercizio mentale irrinunciabile simile alla ginnastica.

PAROLACCE. Con questa tecnica riesce a interiorizzare anche una lingua a settimana, anche se ora ha deciso di dedicarsi soltanto agli idiomi che permettono di accedere a patrimoni letterari e culturali ricchi, come il persiano (Iran, Tagikistan, Afghanistan e Uzbekistan), l'arabo e il russo. Arguelles, che proviene da una famiglia poliglotta e sta insegnando altrettanto ai propri figli - per metà coreani - afferma che le lingue apprese non interferiscono fra loro e che, quando deve inveire, lo fa spontaneamente in tedesco. 

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sabato 21 gennaio 2017

E' POSSIBILE UDIRE LA LUCE?

Uno strano scherzo percettivo: udire la luce

La sinestesia è un fenomeno raro, ma alcune forme di contaminazione sensoriale, come quella che permette di "sentire" i flash luminosi, sarebbero più diffusi di quanto si pensi.


Solo una percentuale molto bassa di popolazione (dal 2 al 4%) può dirsi sinestetica, naturalmente capace, cioè, di fondere in un'unica sfera sensoriale le percezioni di sensi distinti.

Molti di più, invece, sarebbero soggetti a una particolare forma di contaminazione tra sensi, quella, cioè, che fa sì che i flash di luce o i movimenti mostrati in un video siano percepiti come accompagnati da un debole suono interiore, simile a una percussione o a un fruscìo.

RUMORE NASCOSTO. Poiché i movimenti sono spesso accompagnati da suoni nella vita di tutti i giorni, di norma questo "superpotere" passa inosservato. Eppure riguarderebbe una persona su 5, come afferma uno studio della City University di Londra.

ALLA PROVA. In laboratorio, questa capacità è risultata utile nella comprensione del movimento visivo, ma anche disturbante quando i segnali visivi e audio non combaciavano. Il test è stato eseguito su 40 persone che hanno osservato diverse sequenze di "codici Morse", visivi o sonori, e hanno dovuto stabilire se le serie di stimoli fossero identiche o meno.

VANTAGGIO. Ai partecipanti è stato poi chiesto se avessero avvertito internamente dei suoni in corrispondenza ai flash di luce. Il 22% di essi ha detto di averli sentiti (spontaneamente e senza alcuno sforzo): queste persone hanno anche ottenuto migliori risultati nel distinguere i codici uguali.

CACOFONIA. In un secondo test, i volontari hanno dovuto discriminare tra alcuni suoni, presentati in modalità "Morse" come i precedenti, ma a volte con, a volte senza flash di luce non correlati al suono. Le persone capaci di udire i flash luminosi hanno trovato gli stimoli visivi non coincidenti molto più distraenti rispetto ai compagni.

Il fenomeno dipenderebbe dalla stretta, naturale connessione tra vista e udito, e sembrerebbe più spiccato tra i musicisti, non è chiaro se per l'allenamento o per una naturale predisposizione.

A presto!
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mercoledì 4 gennaio 2017

IL METEO MODIFICA I NOSTRI COMPORTAMENTI?



Molti studi provano che il bello e il brutto tempo influiscono sull'umore e quindi modificano anche il nostro modo di fare.

Sì. Se il barometro scende, l’umore peggiora, se invece sale il buonumore è assicurato. Che il bollettino meteo e il nostro stato emotivo siano correlati, e che questo influisca sul nostro comportamento, è dimostrato da moltissimi studi.

L’euforia successiva all’arrivo del sole, per esempio, può renderci più fiduciosi e disponibili a dare un passaggio ad autostoppisti rispetto a quando è nuvoloso... E, sfortunatamente, anche più tentati a giocare d’azzardo. Lo scoppio dell’afa estiva, invece, incoraggia l’aggressività e aumenta il desiderio sessuale (e quindi le nascite 9 mesi dopo).

BRIVIDO CALDO. Nelle giornate di gelo invernale, al contrario, cerchiamo più calore affettivo, preferiamo film romantici e desideriamo struggenti storie d’amore.

Le temperature gelate, in compenso, alterano i nostri giudizi interpersonali e, secondo uno studio recente, possono addirittura influenzare il verdetto di colpevolezza nei processi per omicidio: se nelle aule dei tribunali i giurati battono i denti dal freddo hanno maggiori probabilità di giudicare gli imputati assassini a sangue freddo con premeditazione; se il riscaldamento è, invece, eccessivo, tendono di più a ritenere che abbiano agito d’impulso, con dolo d’impeto.

A presto con altre curiosità!

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