lunedì 27 febbraio 2017

Come si vivrebbe sui pianeti di TRAPPIST-1?



La notizia di un sistema solare "gemello" a 40 anni luce da noi ha entusiasmato il mondo: ammesso che possa ospitare la vita, in quali condizioni si svilupperebbe?


La famiglia planetaria di TRAPPIST-1 così come potrebbe apparire dalla Terra, se avessimo un fantascientifico e ultrapotente telescopio.

Il sistema planetario della nana rossa ultrafredda TRAPPIST-1 è per molti versi ancora misterioso, ma sappiamo che molti dei corpi celesti che ospita (e sicuramente quelli centrali) si trovano nella fascia di abitabilità della stella: possono, cioè, avere acqua liquida in superficie, condizione che riteniamo indispensabile alla vita.

Ma se vita ci fosse, a 40 anni luce di distanza, quali sfide dovrebbe affrontare? Di che tipo di creature si tratterebbe?

FEDERAZIONE PLANETARIA. L'aspetto forse più affascinante è che il sistema avrebbe le carte in regola per essere "un impero multi-mondo", per dirla con le parole di Seth Shostak, del SETI. Le distanze tra un membro e l'altro della famiglia planetaria sono relativamente contenute, rispetto a quelle del Sistema Solare (dove al massimo possiamo ambire a raggiungere Marte). Se anche solo uno di questi mondi ospitasse la vita, le sue forme viventi potrebbero facilmente andare (o essere trasportate da eventi cosmici) sui pianeti vicini.

TALPE SCAVATRICI. Queste creature dovrebbero aver sviluppato la capacità di vedere nell'infrarosso (che noi non abbiamo) perché la luce della stella madre arriva soprattutto in quella frequenza. Poiché le nane rosse ultrafredde sono oggetti capricciosi e incostanti, capaci di diminuire la loro luminosità anche del 40% in pochi mesi così come di dare origine a potenti brillamenti, i trappistiani vivrebbero probabilmente sottoterra.

BUIO O LUCE? Altre conseguenze verrebbero dalla rotazione sincrona, cioè dal fatto che questi pianeti sembrano mostrare sempre la stessa faccia alla propria stella. Un lato sarebbe costantemente buio e freddo, l'altro caldo e bollente. L'atmosfera, se presente, potrebbe in parte mitigare l'effetto, ma a costo di uragani devastanti, più distruttivi di quelli di forza 5 che spazzano la Terra. Senza un'alternanza giorno-notte, è difficile pensare a forme di vita complesse, che seguano "ritmi circadiani". Qualcosa però potrebbe svilupparsi forse nelle zone d'ombra "di confine".

NON PER UMANI. Oltretutto, nessuno dei 7 pianeti di TRAPPIST-1 sembra avere un asse inclinato: non ci sarebbero quindi distinzioni di stagioni. Insomma le condizioni per ospitare la vita potrebbero esserci: ma non quelle adatte alla vita umana. Chi stava pensando a una via di fuga extrasolare, rimarrà deluso.

QUANTO CI METTEREMO PER ARRIVARCI? Trappist-1 dista da noi 40 anni luce. Questo significa che se oggi mandassimo un segnale radio verso di esso, il nostro messaggio impiegherebbe 40 anni a raggiungere i 7 pianeti. Se venisse ascoltato e capito, un'eventuale risposta ci arriverebbe dopo altri 40 anni. In tutto sono 80 anni.

SE INVECE VOLESSIMO ANDARCI? La velocità di fuga dalla Terra è di circa 40.000 km/h. Sfruttando per le nostre sonde l'effetto fionda dei fly-by attorno a vari pianeti, possiamo lanciare una navicella fino a 60.000 km/h - e persino 80.000 km/h (come nel caso di New Horizons), ma questo è probabilmente il massimo di cui siamo capaci, almeno per adesso.
Perciò una nostra navicella
a 80.000 km/h
percorre 1 anno luce
in circa 27.000 anni

Ma gli anni sono 40 e - calcolatrice alla mano - ci vorrebbero 1 milione e 80mila anni

A presto!!
Hashtag srl Staff!

mercoledì 15 febbraio 2017

9 cose che (forse) non sai sugli emoji !



Che significa emoji?
Emoj deriva dal giapponese 絵文字, composto di “e” (immagine) e “moji” (lettera, carattere). Il significato italiano più vicino è pittogramma. Ma difficilmente sentirete qualcuno chiamarli così. È un evoluzione del linguaggio e - in un certo senso - la si potrebbe considerare una lingua scritta a se stante.

Definizione.
La Treccani definisce gli emoji: "un’enorme serie di simboli (ognuno disegnato su una griglia grafica di 12×12 punti) raffiguranti ogni genere di oggetto (da treni, aerei, matite e buste da lettera, a faccine, cuoricini e animaletti, a rappresentare concetti, relazioni ed emozioni)”.

Maschile o femminile?
Si dice gli emoji o le emoji? In Italia l’Accademia della Crusca ha accettato la declinazione al maschile (proposta tra gli altri dall’Enciclopedia Treccani), anche se avverte, che in rete: «…al momento "le emoji" batte "gli emoji" 54.500 a 21.600: è una parola presente da poco tempo nella nostra lingua, in attesa di essere eventualmente registrata nei dizionari, e il genere è ancora fluttuante, come spesso succede ai forestierismi in italiano nella fase iniziale della loro adozione (cfr. il caso di email). A favore del femminile agirà l’accostamento con emoticon, verso il maschile il fatto di considerarli dei simboli». Ma per ora possiamo prendere per buona la declinazione al maschile, proposta dalla Treccani, “la fonte a oggi più autorevole ad aver trattato il termine”.

Emoticons o emoji?
A proposito, qual è la differenza tra emoji e emoticon? Mentre un emoticon denota solo uno stato emotivo, un emoji può avere un significato più sfaccettato. Ad esempio, è possibile utilizzare l'immagine di un orologio, di un’autobus e quella di una scuola per inviare un messaggio di tre caratteri che indica che è "il momento di andare a scuola". In pratica gli emoji riguardano più le idee, che le emozioni della persona. Anche per questo la gamma di emoji è più ampia di quella delle emoticon (tuttavia ci sono un sacco di emoticon tra gli emoji).

Gli inizi.
La prima Emoji è stata creata tra il 1998 e il 1999 da Shigetaka Kurita, che lavorava alla piattaforma web mobile i-mode della compagnia telefonica giapponese NTT DoCoMo. Il primo set di 172 emoji da 12x12 pixel è stato creato ispirandosi ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali. Lo scopo? Facilitare la comunicazione elettronica, visto che al tempo in Giappone si potevano inviare messaggi di pochi caratteri, e offrire una caratteristica aggiuntiva per distinguersi da altri servizi telefonici. La grande diffusione degli emoji risale però al 2011, con il rilascio da parte di Apple di iOS 5, il sistema operativo dell’iPhone, che permetteva tra le altre cose di attivare la tastiera emoji e aggiungere piccole faccine e icone nei messaggi di testo.

In alto i cuori.
Forse Twitter non è il social dove usiamo più spesso gli emoji, ma con i suoi numeri ci offre comunque uno spaccato interessante sul loro utilizzo. Nella mappa in alto, ecco gli emoji più usati paese per paese. In Italia va forte il cuore con le stelline, che è solo uno dei 15 cuori disponibili.

Unicode.
Ogni giorno nel mondo grafici e designer inventano nuovi emoji, per semplificare le nostre comunicazioni online. Non tutti però vedranno la luce: la parola ultima spetta al consorzio Unicode, l’organizzazione senza scopo di lucro che ha lo scopo di mantenere un sistema comune per la scrittura dei caratteri sui sistemi informatici. Il prossimo rilascio di emoji dovrebbe avvenire nell’estate 2017, con l’arrivo di vampiri, ufo, varie espressioni (dal dubbio al disgusto), un uomo barbuto, faccine senza connotazioni femminili o maschili, faccine di donne con indosso il velo islamico, la posizione del loto dello yoga (in foto), e poi torte, bretzel, cereali, sandwich e tanti sport e animali nuovi tra cui il tirannosauro rex.

Emo-journalism.
Primo tra tutti i grandi quotidiani del mondo. il Wall Street Journal ha aperto una pagina web dove chiede ai lettori di rendere in emoji i principali titoli del giornale e di condividerli su Twitter. Vale anche per i titoli di canzoni, film o libri. Per ora solo in inglese.

Emoji equivoci.
Sicuri di conoscere il significato degli emoji più usati? Quello in foto per esempio non rappresenta il gesto della preghiera, ma quello delle scuse a mani giunte, tipico della cultura giapponese. Non a caso dietro le mani si intravedono i raggi del sol levante, simbolo del Giappone.

A presto con altre curiosità!
Hashtag Staff