mercoledì 28 settembre 2016

CONOSCI LA DETERMINAZIONE ?



La determinazione caratterizza coloro che hanno forte il senso dello scopo. Non è una prerogativa da poco se guardiamo le cose dal punto di vista non tanto di chi lavora ma soprattutto di chi offre lavoro. Facciamo infatti una certa fatica, nelle aziende, a trovare quel tipo di persona – assolutamente indispensabile quando si tratta di coprire un posto di responsabilità – che ha chiaro in testa cosa vuole ottenere lavorando e che è disposta ad impegnarsi e rischiare per ottenerlo. Per lo più, nonostante la crisi, siamo ancora circondati da lavoratori attratti più dalla tranquillità  (un orario di lavoro favorevole, il sabato libero, poche grane, ecc.) che dalle opportunità. Chi non ha sufficiente determinazione non riesce a darsi uno scopo fondamentale in un qualsiasi periodo della sua vita e le conseguenze di questo atteggiamento sono una scarsa attrattività nei confronti di potenziali datori di lavoro che avrebbero opportunità da offrire (si può non crederci ma ce ne sono ) e l’inevitabile doversi accontentare, quando va bene, di ciò che si ha. In questo senso fa male doverlo ammettere ma è proprio vero che è ognuno di noi a fissare il proprio stipendio e i propri risultati nella vita, anche se prendersela con il mondo è indubbiamente più  comodo.
Come si comporta in azienda una persona determinata. Il fattore discriminante sta nel possedere uno scopo. C’è chi cerca semplicemente un lavoro e chi invece, attraverso il lavoro, cerca di realizzare certe sue idee, intenzioni, pulsioni o semplicemente modi di vivere congeniali. E quindi si dà da fare per ottenere ciò che vuole e in genere manifesta ciò che ha in testa a chi può aiutarlo. Mentre il primo ha un atteggiamento generalmente passivo e quasi rassegnato, nel senso che per muoversi ha bisogno che gli vengano dati obbiettivi, istruzioni, indicazioni più o meno precise su come agire e motivazione (che non ha di suo), dal secondo possiamo aspettarci iniziativa e propositività, che è l’attitudine a proporre al suo datore di lavoro progetti, iniziative, idee da sviluppare e, soprattutto, la propria disponibilità a prendersi  molte più responsabilità di quelle attualmente sostenute.
Ma la determinazione, come qualità umana, non riguarda solo l’attitudine a darsi uno scopo fondamentale e a perseguirlo.  Essa si manifesta anche come una tensione, perdurante nel tempo e impermeabile a difficoltà e momentanei insuccessi, a non perdere di vista l’obbiettivo continuando a tessere l’intricata rete di operazioni necessarie a portare a buon fine un qualsiasi progetto. In azienda le persone determinate non consegnano in ritardo, non necessitano di solleciti, agiscono di loro iniziativa quando ci sono degli intoppi, non tollerano che un incarico a loro affidato subisca qualsiasi rallentamento od ostacolo. Ovviamente le persone determinate entrano spesso in collisione con atteggiamenti, modi di fare e abitudini consolidate che si frappongono tra loro e i loro obbiettivi. Questo conflitto e la maggiore o minore incisività con la quale viene gestito segna il confine tra le aziende che hanno capito come va il mondo e quelle che guardano a un passato che più non tornerà.
E noi guardiamo al futuro!
A presto!
Hashtag Staff!

mercoledì 21 settembre 2016

NUTRIRE MENTE E CORPO!


Tutti noi sappiamo quanto sia importante la qualità e la quantità degli alimenti che introduciamo nel nostro corpo per il benessere e la salute.
Sappiamo fin da quando siamo piccoli che se la quantità è zero muoriamo di fame, se è minima … sopravviviamo tra gli stenti.
Sappiamo altresì che se consumiamo alimenti di scarsa qualità o, peggio ancora, pieni di coloranti, conservanti, veleni e inquinanti vari non abbiamo altra chance se non ammalarci con potenzialigravi conseguenze.
La domanda quindi è … varrà mica lo stesso principio anche per la nostra mente?
La risposta, come puoi ben immaginare, è un chiaro, forte e deciso … SIIIIII !!!!
La nostra mente (e la nostra emozionalità che è in realtà cosa differente ma che per semplicità proviamo al momento ad accorpare in questo discorso) hanno un bisogno VITALE di essere nutrite ed alimentate con costanza con elementi di qualità.
Buoni libri, corsi di formazione di qualità, chiacchierate e confronti stimolanti con altre persone, sfide che ci forzino ad esprimere il meglio di noi stessi, video motivazionali o educativi, confronto con mentori, allenatori, trainer, coach che ci ispirino e ci aiutino a valorizzare i nostri maggiori talenti e ci facciano da specchio e ci supportino nel colmare le nostre aree di carenza, tutti questi sono nutrimenti essenziali per la nostra mente tanto quanto vitamine, proteine, carboidrati e minerali lo sono per il nostro corpo.
La nostra mente ha bisogno come l’acqua di idee nuove, innovative e stimolanti, di una vision e di progetti per il futuro.
La nostra anima e il nostro cuore hanno bisogno come l’aria di osservare, imitare e godere di bellezza e amore ogni giorno della nostra vita.
Senza cibo, aria e acqua di qualità il nostro corpo si ammala, soffre e quindi … muore.
Senza idee, stimoli, novità, emozioni positive, esempi da imitare, traguardi motivanti da inseguire, la nostra mente e il nostro spirito si ammalano, soffrono e quindi … si spengono.
E’ dura essere felici alzandosi ogni giorno per andare a fare un lavoro che si odia ed in cui magari riteniamo di essere pagati meno di quanto valiamo.
E’ dura essere positivi e avere progetti e ambizioni se le persone che frequentiamo quotidianamente ci parlano soltanto della crisi e dei problemi, peraltro senza far assolutamente niente per reagire o risolverli.
E’ dura avere nuove idee, idee fresche, innovative, fuori dagli schemi se regaliamo la maggior parte del nostro (poco) tempo libero al Grande Fratello, alle baruffe della trasmissione di Maria De Filippi,al (poco) talento canoro del principe Filiberto o al dubbio esistenziale se fosse stato giusto o meno concedere il rigore alla nostra squadra del cuore.
Questo, attenzione, non vuol dire che non si possa dedicare una minima parte del nostro tempo al futile, della cui inutilità siamo magari anche convinti, ma che magari ci aiuta a distrarci e a rilassarci.
Non c’è niente di male in ciò, il punto è … in che quantità permettiamo a questa spazzatura o al pessimismo e alla negatività dei telegiornali e alla mediocrità altrui di invadere e contagiare la nostra mente?
Andare a mangiare junk food (cibo spazzatura n.d.r.) da Mc Donald’s una volta al mese non crea danno, se è per l’appunto un fatto occasionale.
IL PROBLEMA E’ SE CI VADO TUTTI I GIORNI
Le domande che vorrei che ti rivolgessi adesso sono:
  1. Qual’è l’ultimo buon libro che ho letto? Quanto mi ha dato? Come lo ho messo in pratica? Che cambiamenti positivi ha generato nella mia vita?
  2. Quante letture, video, audio o corsi di qualità consumo ogni settimana in relazione ad ogni ora di spazzatura e negatività che lascio entrare nella mia mente attraverso la televisione, la stampa e il confronto con persone negative, demoralizzate o spente?
  3. Le persone che frequento per la maggior parte del tempo mi spingono e mi ispirano a crescere, arricchirmi e migliorarmi oppure tendono a rallentarmi e a farmi accettare e crogiolare nel tran tran quotidiano?
Se al termine di questo articolo e dopo aver risposto onestamente alle tre domande qui sopra pensi di non aver realmente introdotto gran cibo di qualità o comunque nuovo nella tua mente da un pò di tempo a questa parte, chiediti infine…
COME DECIDO DI COMPORTARMI A PARTIRE DA OGGI ?

HASHTAG SRL STAFF!

lunedì 19 settembre 2016

ESSERE UN TEAM!



Avete mai ascoltato un coro Gospel?

Un canto all'unisono che fa vibrare le anime degli spettatori 10 volte più forte rispetto a un solista.

Il solista sì, si prende da solo gli applausi. Il solista è l'unico protagonista indiscusso della scena. 

Nel coro invece tutti dipendono da tutti. Nel coro il risultato finale è dato da quanta volontà ogni singolo individuo mette per arrivare a strappare l'applauso di chi ascolta.

Se qualcuno cala di intensità, se qualcuno non riesce a tenere la nota, ci si aiuta con uno sguardo, per poi sopperire alla mancanza dell'altro, permettendogli di respirare per ricominciare a cantare insieme.

Far parte di un coro è un'esperienza unica, tanto quanto lavorare in Team, tanto quanto gestire ogni giorno un ufficio, tanto quanto arrivare a fine settimana, a fine mese, cercando di non lasciar indietro chi ha volontà, si applica e vuole vincere in questa vita dove, combattere, spesso risulta l'unica cosa da fare con tutte le proprie forze per raggiungere i propri obiettivi.

Arrivare a fine settimana, a fine mese, lasciando dietro di sè gli ostacoli, i pensieri, e chi di vincere dice di averne voglia ma, fondamentalmente, fa di tutto per perdere.

Perchè per far funzionare un ufficio, per far andare avanti un Team, chi lo guida non deve utilizzare Google Maps per arrivare ad ogni destinazione, ma deve guardarsi bene attorno, controllare che la strada sia libera, e con la preparazione e l'esperienza raggiungere la destinazione, senza impensierirsi per la paura di bucare una gomma, per paura di essere tamponati, per chi non da la precedenza. Ma chi guida deve fare invece molta attenzione ad alzare la musica quando serve, ascoltare i passeggeri, essere sicuro al volante, non arrivare in ritardo mai ad una tappa del viaggio.

Solo così il suo coro funzionerà, solo così chi sarà seduto sulla sua auto potrà dire di essersi goduto il viaggio fino in fondo. 

Magari rilassandosi per qualche attimo sognando guardando dal finestrino, mentre chi guida, in silenzio, cambia la stazione della radio per ascoltarsi la sua canzone preferita e sorridendo guarda dal suo specchietto ammirando quanto strada ha fatto, con un pò di orgoglio e...un pizzico di soddisfazione!

A presto...Hashtag srl!

giovedì 15 settembre 2016

IL SONNO POLIFASICO


Il sonno polifasico ha caratterizzato la vita di Leonardo da Vinci, ma anche quella di Thomas Edison, Buckminster Fuller, Nikola Tesla, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, e Napoleone. Il sonno polifasico ha fatto parte della vita di molti geni nella nostra storia, che, in modo inaspettato hanno abbandonato il ciclo circadiano o bifasico per prediligere quello polifasico.
Se ci pensiamo, i neonati hanno per loro natura un sonno polifasico. Questo può far sperare che il sonno bifasico sia solo un adattamento post nascita, dovuto con molta probabilità ai ritmi di tipo sociale e naturale, per seguire il ritmo del sole.
Il sonno è un processo che cambia durante la vita di un essere umano e passa da quello polifasico del neonato a quello bifasico del bambino (che dorme a lungo durante il pomeriggio), fino ad arrivare a quello monofasico circadiano, tarato sul ciclo giorno-notte, dell’adulto. Infine nella senilità il ritmo circadiano, strettamente monofasico del giovane adulto, fa spazio ad un ritmo polifasico ultradiano, ciò vuol dire con frequenti sonnellini diurni.
In particolare, Leonardo da Vinci, alternava 4 ore di veglia a un periodo di 20 minuti ad occhi chiusi il che portava, nell’arco della giornata a 6 periodi di sonno/riposo, per un totale di 120 minuti di riposo, avendo ben 22 ore di veglia, da impiegare per “attività produttive”.
Molte volte ci capita di pensare a quanto sarebbe bello poter avere una giornata di 48 ore, per poter riuscire a fare tutto ciò che abbiamo in mente. Il sonno polifasico ci può aiutare.
Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi?
L’essenza del sonno polifasico, da la possibilità di ridurre le ore di sonno durante la giornata ad un minimo che varia (a seconda dei metodi), dalle 6 alle 2 ore giornaliere complessive: in pratica occorre frazionare il sonno in molti micro-sonni durante l’arco della giornata, di entità e durata differenti secondo le metodologie che scegliamo di applicare.
La domanda a questo punto è: ma non ci hanno sempre detto che per sentirsi in forma bisogna dormire almeno otto ore per notte? In realtà, questo sembra essere un mito da sfatare: infatti, secondo alcuni studiosi, le ore di sonno “necessarie” sono quelle che ci permettono di svegliarci da soli e cosa più importante di sentirci riposati.
Come tante altre caratteristiche biologiche, anche il sonno è estremamente soggettivo. In media la durata naturale del sonno è di 7 ore 1/2: il 60% delle persone ha bisogno di dormire un’ora in più o un’ora in meno rispetto alla media, da 6 1/2 a 8 ore 1/2. Agli estremi si trovano quei pochi “fortunati” a cui bastano 4 ore 1/2 e quelle persone a cui invece, servono fino a 10 ore 1⁄2 di sonno.
Altri ricercatori, ad esempio, ritengono che dovremmo dormire ancora di meno e che le famose otto ore potrebbero essere perfino dannose per la salute. Secondo le statistiche, sembra che sette ore di sonno siano associate ad un minore rischio di mortalità rispetto ad un sonno di più ore. Dormendo troppo si può provocare un sovraccarico di sonno R.E.M. (dall’inglese Rapid Eye Movement, movimenti oculari rapidi) densissimo di sogni, che può causare depressione e affaticamento. Ridurre la fase R.E.M. significa allontanare la malinconia.
Quindi, pare che sia benefico modificare il normale fabbisogno di sonno e in particolar modo le tecniche di sonno “polifasico ultrabreve”, sono quelle più efficienti e produttive. E’ possibile ridurre le ore di sonno normalmente “necessarie” del 10-25% a lungo termine e fino al 50% a breve termine, andando ad accorciare il riposo notturno e aggiungendo alcuni brevi sonnellini nel corso della giornata. Il sonno lungo ed ininterrotto cui sono abituati gli esseri umani è raro in natura: infatti, l’85% delle specie viventi seguono uno schema di sonnellini multipli in modo da aumentare l’efficienza del sonno. Infatti, la fase più riposante del sonno è proprio all’inizio di questo ed è costituita da onde lente e profonde chiamate delta (tutti gli stadi del sonno sono importanti, ma il sonno delta, ovvero il sonno “profondo”, sembra essere quello più riposante). È curioso notare che diminuendo la durata totale di sonno, si ottiene comunque il 90% di sonno delta.
Quindi iniziando ripetutamente il sonno sotto forma di brevi sonnellini, si andrebbe ad aumentare l’efficienza temporale del sonno ottenendo una fase riposante più lunga. In questo modo si vanno a ricaricare più spesso le batterie e ciò ci permette di rimanere vigili anche quando siamo in debito di sonno.
Questa è una spiegazione interessante sullo scopo del sonno polifasico che va a mettere in luce la funzione essenziale della fase R.E.M. e consiste nell’aumentare la quantità di sonno R.E.M. pur andando a diminuire le ore di sonno complessivo, ovvero eliminando completamente o quasi gli altri tipi di sonno. Per fare questo, il dormitore polifasico si appisola per venti o trenta minuti ogni 4 ore, ad orari prefissati. Il problema è che i sonnellini di mezz’ora non procurano il sonno R.E.M. ad un dormitore tradizionale, poiché per i monofasici il sonno si divide in cicli di novanta minuti circa e il R.E.M. occupa una parte medio-terminale del ciclo, che va al di là della mezzora.
La soluzione è quella di forzare il corpo per il tempo necessario a “convincerlo” che è meglio anticipare il sonno R.E.M. all’inizio del ciclo onirico, quindi andare a forzare gli orari del sonno polifasico anche se sembra di non farcela a stare svegli. Prove sperimentali testimoniano come dopo i primi due giorni che possiamo definire massacranti, per l’assenza del sonno ristorativo per la mente, si comincia a sognare, per poi arrivare dopo circa una settimana ad una inaspettata sensazione di energia e vitalità. Questo unito al fatto che si hanno a disposizione cinque ore di veglia al giorno in più.
Questa tecnica di riduzione del sonno ha dimostrato di essere efficace anche in condizioni particolarmente difficili, come nel caso di interventi di emergenza nello spazio, nei giri del mondo in barca a vela in solitario (sperimentato anche dalla velista in solitario Ellen MacArthur) o subito dopo la nascita di un figlio.
Ovviamente il sonno polifasico non può essere considerato un’alternativa permanente al sonno normale: così come si può forzare il corpo a mantenere un peso inferiore a quello naturale, si può anche costringere l’organismo a dormire di meno, ma in questo modo saremo sempre bisognosi di cibo… o di sonno.
Possiamo osservare però, che se si priva un soggetto del sonno per tre giorni consecutivi, la prima notte, dopo i tre giorni di deprivazione di sonno, il soggetto dormiva di solito per 12-13 ore, la notte seguente per circa 10 ore, dopodiché aveva perfettamente recuperato. Si potrebbe pensare che, avendo perso 24 ore di sonno, avrebbe dovuto dormire altre 24 ore per recuperare la mancanza di sonno, ma non è così: il recupero di sonno non è calcolabile matematicamente. Dopo queste prove non si sono riscontrati effetti negativi a lungo termine.
A breve termine, invece, sembrano verificarsi solo due conseguenze che si possono misurare: in primo luogo è molto più difficile alzarsi quando suona la sveglia e in secondo luogo è difficile concentrarsi su compiti che non richiedono una particolare attenzione, (quelli più monotono o rilassanti) piuttosto che su compiti che richiedono molta presenza (quelli più impegnativi, entusiasmanti o rischiosi).
Quindi possiamo dire che pisolini brevi e frequenti, di circa 5-30 minuti l’uno, permettono di guadagnare un paio d’ore di autonomia ed evitare così le famose otto ore di sonno notturne. Il sonno polifasico è, però, adatto a chi ha esigenze estreme, come i velisti o gli astronauti ma sarebbe più difficile invece giustificare un pisolino ogni due ore al datore di lavoro o al professore. C’è da dire che in questi casi, ovvero per chi ha un lavoro che lo tiene impegnato tutta la giornata, il sonno polifasico è praticamente impossibile. Questo fa pensare quanto il sistema ci abbia portato lontano dalla nostra libertà di scelta.
Gli individui che potrebbero beneficiare di questa metodica, sono ad esempio, il personale sanitario e di volo e in particolar modo i lavoratori notturni. In quest’ultimo caso, l’istituzione di un regime di riposo frammentato è addirittura auspicabile ai fini della sicurezza.
Attenzione, però: la tecnica polifasica è una condizione artificiale e, come tale, va “usata con attenzione”.  Chi modifica il proprio ciclo sonno-veglia può avere difficoltà a ritornare alle abitudini normali, andando incontro a ripercussioni sul sistema vegetativo, endocrino e immunitario.
Per finire ecco alcune indicazioni sull’alimentazione da seguire se si decide di iniziare la tecnica del sonno polifasico.
Bere caffeina: questa sostanza spinge le cellule ad ignorare una sostanza chimica, l’adenosina, che stimola il sonno e aumenta la produzione di dopamina, che a sua volta va a contrastare la depressione limitando la durata di sonno R.E.M. L’effetto della caffeina svanisce dopo due o tre ore, quindi evita di assumerla prima di fare un sonnellino e prima di andare a dormire.
Ridurre l’apporto di carboidrati. Il glucosio presente nei carboidrati fa aumentare i livelli d’insulina, provocando nell’immediato uno stato di massima vigilanza, seguito però da un crollo energetico. Per ridurre al minimo i picchi insulinici, bisogna mangiare più spesso e diminuire l’apporto di carboidrati. Queste due tecniche servono anche a stimolare il metabolismo.
Ciò...sogni d'oro dallo Staff di HASHTAG SRL!

lunedì 12 settembre 2016

SORRIDETE, VIAGGIATE, AGITE, AMATE!


Se credi di essere forte ripetendolo a te stesso sbagli.
Sei forte davvero solo quando smetti di dirtelo e pensi oltre. Pensi a creare con un moto continuo; cammini per ore stupendoti di quante novità e bellezze vi sono intorno a te; non molli, stai sul pezzo, sorridi comunque e apri di testa la porta delle occasioni che trovi davanti.
Bisogna parlare cari miei, bisogna non smettere mai di chiedere, bisogna apprezzare quello che ci circonda e nella frenesia della forza che utilizziamo fermarci anche ad ammirare il paesaggio.
Dobbiamo adorare il sole e la pioggia, salutare quando usciamo o entriamo nei negozi. Dobbiamo sorridere ai passanti e camminare a schiena dritta e a testa alta. Dobbiamo smettere di dirci che siamo forti e incominciare ad esserlo. Dobbiamo credere che se teniamo duro ce la facciamo…perché non capisco perché non crederci.
Ora quindi se vuoi incominciare ad essere forte devi tenere a mente i quattro amici: SORRIDERE, VIAGGIARE, AGIRE E AMARE.
Sorridere sempre perché così tutto si supera sempre. E non dico a volte…dico sempre.
Viaggiare con la mente per vedere scenari da ricreare nella realtà.
Agire perché se non lo fate state sprecando tempo.
Amare perché durante il Viaggio non dimenticatevi mai e poi mai di chi vi sta attorno, di chi vi sostiene, di chi non vi lascia soli.
Ricordatevi che ogni scelta che prendete vi porta a cambiare il vostro destino in maniera inesorabile. Ma se non siete davvero forti potreste perdere l’occasione di voltare la sorte a vostro favore.
E allora ascoltatemi.
SORRIDETE, VIAGGIATE, AGITE, AMATE.
E quando sarete giù e la vostra vista si offuscherà, pensate alla cosa più bella che avete e andate a prenderla. Stringetela a voi e immaginare di stare per perderla. Ecco. Quell’attimo di gioia emozionale che vi pervade corpo e anima grazie alla consapevolezza di avere il vostro gioiello ancora con voi, è l’attimo di gioia che dovete avere come onda continua tutti i giorni in voi stessi.
Dai dai dai!
Ci siamo, siamo qui e possiamo!
Assaporate il vostro viaggio ogni giorno. Nulla di più bello vi farà godere il finale.
HASHTAG SRL STAFF!