lunedì 9 ottobre 2017

PILLOLE DEI NUOVI TREND DI MARKETING DEL 2018!





"Vista la continua evoluzione del marketing è sempre importante non rimanere indietro, anzi, cercare di prevedere i trend futuri e portarsi avanti con il lavoro. 

Gli esperti hanno individuato i trend che si affermeranno nel corso del 2018.

Prima di tutto i social media diventeranno uno strumento ancora più essenziale, non tanto per la condivisione di contenuti ma per mettere in atto vere e proprie strategie di marketing. I diversi canali social infatti offrono strumenti sempre più raffinati per lo sviluppo del marketing, permettendo una diffusione capillare dei contenuti aziendali.

 Un altro trend riguarda i video, utilizzati per rendere umano il volto dell’azienda. I clienti infatti chiedono di conoscere il volto del brand e desiderano entrare in contatto con gli esseri umani, per questo il trend sarà il live video disponibile tutto il giorno per sapere qualsiasi cosa dell’azienda.

La pubblicità tramite cartelloni vivrà invece nuova vita, trasformandosi in pannelli interattivi dislocati nelle città, regalando una notevole visibilità.

Infine il 2018 sarà l’anno dell’influencer marketing, che si svilupperà in micro influencer, permettendo un contatto personalizzato con il cliente e la presenza di influencer a seconda di determinati target."

giovedì 17 agosto 2017

Dove si trova l’hotel più antico del mondo?


Fu fondato 1.310 anni fa, con l’aiuto imperiale, per offrire cure e riposo ai samurai.

Si trova in Giappone ed è il Nishiyama Onsen Keiunkan di Hayakawa, nella prefettura del monte Fuji. Figura al primo posto di due prestigiose classifiche: quella del Guinness dei Primati, come hotel più antico del mondo, e quella, stilata dalla rivista Usa Family Business, come impresa familiare più antica fra quelle ancora oggi operative e rimaste ininterrottamente in attività fin dalla loro fondazione.

Nato nel 705, il Nishiyama Onsen Keiunkan è in esercizio da ben 1.310 anni: oltre tredici secoli che hanno visto avvicendarsi 52 proprietari. L’hotel sorge su una zona ricca di pittoresche sorgenti di acqua calda nell’area montana di Kyoto: la costruzione della stazione termale, in giapponese onsen, fu avviata con l’aiuto del figlio dell’imperatore regnante per offrire tranquillità e riposo ai visitatori e ai samuraidell’epoca.

Oggi per gli ospiti sono disponibili sei differenti tipi di bagni termali, che danno sollievo a molte patologie.

L’albergo offre anche un magnifico panorama sulle valli circostanti e sul fiume Minobu, che scorre proprio lì dietro.

lunedì 31 luglio 2017

Abbronzature galattiche!!



" Una piccolissima parte dei raggi che contribuiscono alla nostra abbronzatura arriva da lontanissimo, da fuori dalla nostra stessa galassia.

Se siete sdraiati su una spiaggia o se ci andrete tra poco, ma anche se siete in montagna a prendervi un po’ di tintarella, sappiate che la vostra pelle sarà bombardata da circa 6 sestilioni (ossia da 6 x 10 seguito da 35 zeri) di fotoni al secondo che, interagendo con la pelle, daranno origine all’abbronzatura.

Quasi tutti i fotoni arrivano dal Sole, anche se una piccola parte arriva anche da altre stelle, in galassie lontanissime.

"TANTI", MA "POCHI". In uno studio pubblicato su Astrophysical Journal un gruppo di astronomi ha accuratamente quantificato l’energia che arriva sulla Terra da fuori dalla nostra galassia. Sono state prese in esame le lunghezze d’onda da pochi micron (pericolose per la pelle) a millimetri (innocue).

Il risultato vuole che solo un miliardesimo di miliardesimo delle radiazioni che colpiscono un uomo arrivi da galassie lontane. Secondo Simon Driver, del Radio Astronomy Research (ICRAR) ogni volta che usciamo dalla porta, notte o giorno che sia, veniamo bombardati da circa 10 miliardi di fotoni al secondo che arrivano dallo spazio intergalattico. Tali fotoni sono prodotti da stelle lontane e da fenomeni violenti come l’azione di buchi neri quando ingoiano oggetti vicino a sé. Pur essendo un numero oggettivamente elevato, è nulla rispetto alla quantità di fotoni che arrivano dal Sole.

Gli autori hanno misurato per la prima volta con estrema precisione le lunghezze d'onda dei fotoni che colpiscono la Terra prestando particolare attenzione a quelli provenienti dall'esterno della Via Lattea.
La maggior parte della luce che ci colpisce proviene dal Sole. Ci raggiunge in modo diretto (1 sestillione di fotoni), diffondendosi attraverso il cielo (300 quintillioni), o indirettamente, riflessa dalla polvere dispersa nel sistema solare (100 trilioni). Allo stesso tempo siamo inondati da radiazione che ha origine ben oltre la nostra galassia. Gli astronomi la chiamano luce extra-galattica di fondo. Sono circa 5 miliardi di fotoni al secondo, 5 provenienti da altre galassie e 5 provenienti dai buchi neri.

Rogier Windhorst, dell’Arizona State University, sostiene che una grande quantità di radiazioni prodotte in galassie lontane, potenzialmente pericolose per l’uomo (come le radiazioni ultraviolette), vengano convertite in radiazioni meno dannose dalla polvere interstellare con la quale interagiscono. «Circa la metà della luce ultravioletta che viaggia nel Cosmo – spiega l'astrofisico - è convertita durante il tragitto in lunghezze d'onda meno dannose. Le galassie stesse ci forniscono un crema solare naturale con fattore di protezione 2».

Per chi si stesse chiedendo se ha un senso spendere soldi per ricerche di questo genere, sottolineamo che questi risultati rientrano nell’ambito di uno studio che si propone di comprendere la distribuzione degli atomi e dell’energia nell’Universo."

(TRATTO INTERAMENTE DA FOCUS.IT

mercoledì 21 giugno 2017

RICONOSCERESTI LA VOCE DI PERSONE VISTE ANNI PRIMA?



"Il timbro vocale umano ha caratteristiche uniche. Ma sappiamo sfruttarle per distinguere le persone?


Qualche settimana fa un reporter della BBC è riuscito ad accedere al conto bancario online del gemello beffando il sistema di riconoscimento vocale: è bastato imitare al telefono la voce del fratello per ingannare il servizio, che si basava sul fatto che le nostre caratteristiche vocali sono "uniche al mondo". La vicenda ha dimostrato che gli algoritmi di riconoscimento vocale sono ancora migliorabili. Ma davvero un uomo saprebbe fare di meglio?

Ognuno di noi ha un timbro di voce particolare e personale come l'impronta di un dito. In linea di principio, quindi, dovremmo esserci evoluti per riconoscere le voci altrui in modo efficiente. Questo vale senz'altro per le voci di amici e familiari. Non altrettanto si può dire, però, di quelle dei conoscenti che abbiamo perso di vista, o degli sconosciuti con i quali abbiamo scambiato solo qualche parola.

UN COMPITO COMPLESSO. Riuscireste a distinguere la voce della vostra maestra delle elementari, o quella del tizio con cui avete parlato ieri in treno? E se al posto della voce vi facessero ascoltare una risata, o un pezzo cantato, come ve la cavereste?

È noto, per esempio, che i testimoni oculari sono piuttosto inaffidabili, quando devono ricordare la voce di qualcuno. Riconoscere le voci implica infatti sia il saper distinguere il timbro di diverse persone, sia riuscire ad associare alla stessa identità stralci diversi di parlato (una risata, una frase, un urlo).

PROVA D'ASCOLTO. Uno studio di recente pubblicato sul Journal of Experimental Psychology ha confermato la complessità del riconoscimento vocale umano. A 46 volontari sono state fatte ascoltare risate e vocali pronunciate da 5 diverse persone. Gli ascoltatori sono stati poi invitati a stabilire se coppie di suoni fossero state emesse dalla stessa persona, o da due parlanti diversi.

Quando il confronto si è svolto tra vocale e vocale, o tra risata e risata, distinguere si è rivelato piuttosto facile. Quando però i suoni sono stati mischiati - una vocale e una risata, per esempio - le performance sono calate drasticamente, soprattutto se chi parlava non era una persona familiare.

Altri studi hanno rivelato che non siamo affatto abili nel riconoscere lo stesso parlante bilingue quando si esprime in una lingua diversa da quella madre. In altre parole, negli esperimenti che ci mettono a confronto con la naturale complessità del linguaggio, distinguere e associare le voci diventa molto più arduo.

INCIDENTE DI PERCORSO? Perché allora abbiamo evoluto voci così diverse, se non riusciamo a distinguerle bene? Non esiste una risposta certa. Se è per questo abbiamo anche impronte digitali praticamente irripetibili, ma non servono per forza a qualcosa. Può darsi che il nostro peculiare timbro vocale sia semplicemente il risultato di differenti caratteristiche anatomiche e delle infinite possibilità che la voce ha di... uscire.

UN TIMBRO PERSONALE. L'intelligenza artificiale sta in alcuni casi superando le difficoltà umane con un escamotage: gli algoritmi ricavano un'impronta vocale unica dalle varie specifiche acustiche di una singola voce. Questa rappresentazione matematica non somiglia molto alla maniera umana di distinguere le voci, ma spesso è più accurata. Sarà interessante capire quanto le macchine sapranno imparare dall'uomo, e se a un certo punto riusciranno a superarci del tutto anche in questo. "

lunedì 19 giugno 2017

Maturità: 10 dritte scientifiche per superarla al meglio



Il conto alla rovescia per l'esame di Stato più temuto dagli studenti, la maturità, è iniziato. Per arrivare davanti alla commissione d'esame il più possibile tranquilli e preparati, vi abbiamo preparato due regali.

Il primo è un elenco di consigli per studiare basati su studi scientifici nel campo dell'apprendimento e delle neuroscienze (vedi sotto).

Il secondo, invece, è una serie di lezioni online gratuite con i tutor certificati di Docsity,  il portale dove trovi ciò di cui hai bisogno per preparare e superare con successo i tuoi esami: appunti, domande & risposte, video e per lappunto le lezione dei tutor.

Per la maturità 2017, Docsity e Focus offrono gratis 9 lezioni online per preparare le prove scritte di italiano, matematica ed economia (guarda qui il calendario dei primi 5 ripassoni) e un appuntamento di gruppo con una psicologa per imparare a gestire paure e ansie più comuni

Durante le lezioni, i tutor spiegheranno le linee guida per affrontare le prove, risolveranno - insieme agli studenti - le prove degli anni precedenti, spiegandone ogni passaggio, e risponderanno alle domande e alle richieste di approfondimento.


 E ora, le dritte degli scienziati per studiare (e passare gli esami).

I CONSIGLI DEGLI SCIENZIATI. Anche la scienza può venire in aiuto per chi studia per la maturità e per chi studia in generale per un esame e, tanto per cominciare, ecco i tre "fondamentali": è dimostrato che dieta adeguata, sonno sufficiente ed esercizio fisico possono aumentare il numero delle connessioni neuronali, e pertanto migliorare capacità di ragionamento e memoria. Certo però che iniziare con le buone pratiche la notte prima degli esami non serve a molto...

Ecco allora, in pillole, 10 regole anti bocciatura suggerite dal buon senso e confermate dalla scienza. Che valgono per tutti gli studenti, naturalmente.

1) ESERCITATE I 5 SENSI
Per potenziare le capacità di apprendimento e memorizzazione (storia, matematica...) bisogna allenare il cervello. Per farlo senza troppa fatica occorre esercitare il più possibile tutti e cinque i sensi: non usare un senso, infatti, significa non allenare un'area cerebrale. E poiché noi usiamo soprattutto la vista (le aree dedicate alla visione sono il 25% del cervello) un esempio di "allenamento" suggerito dagli esperti è... fare la doccia a occhi chiusi.

2) A LETTO PRESTO
Il sonno ha un ruolo fondamentale per la memorizzazione delle informazioni apprese durante il giorno. La scienza ha dimostrato la correlazione diretta fra la durata del sonno, alcune funzioni del corpo e la salute. Per esempio, con meno ore di sonno del necessario (almeno 7-8) calano rapidamente la memoria, la capacità di giudizio, l'apprendimento, la capacità di fare associazioni, la creatività, l'attenzione. E aumenta il rischio di depressione.

3) STOP ALLO STUDIO
Studiare o ripassare fino all'ultimo momento serve solamente ad aumentare lo stress. Molto meglio smettere di studiare 48 ore prima dell'esame. Il cervello, infatti, "usa" un paio di giorni per rielaborare le informazioni e scegliere quali stivare nella memoria a lungo termine.

4) NIENTE DOPING
Evitate caffè o pillole che vi tengono svegli per studiare di notte perché le alterazioni del ciclo regolare "sonno-veglia" possono danneggiare il recupero delle informazioni. Attenzione anche alle sigarette perché la nicotina riduce il sonno profondo. La privazione delle giuste ore di sonno, oltre a mettere di pessimo umore, danneggia la memoria. Sì invece a un caffè di mattina prima di iniziare a studiare: la caffeina stimola l'attenzione.

5) BLACK OUT? NIENTE PANICO
Se il giorno prima dell'esame vi sembra di non ricordare nulla, non preoccupatevi. Nel corso della notte vi tornerà tutto in mente (v. consiglio 3). E non stressatevi: le emozioni forti e negative danneggiano la memoria (v. consiglio 8).

6) COMINCIATE PER TEMPO
La memoria è un processo di catalogazione e ricatalogazione: ci vuole tempo per apprendere. Una prova? Alcuni ricercatori hanno sottoposto 3 gruppi di volontari allo stesso esercizio matematico. Il primo gruppo ha dormito una notte prima di ripetere l'esercizio, il secondo ha fatto l'esercizio prima al mattino e poi alla sera, il terzo ci ha lavorato tutta la notte. Risultato: il doppio di successi per i membri del primo gruppo.

7) OCCHIO AL RIPASSO
Ripassare è fondamentale, ma è importante farlo bene: se ripassate male vi resteranno in mente le nozioni sbagliate. È lo stesso fenomeno che accade con i ricordi: quando vengono richiamati alla memoria tornano a uno stato "instabile" dal quale possono essere memorizzati (consolidati) di nuovo, ma anche persi se il processo è disturbato da interferenze. Di questa instabilità si può approfittare per riscrivere e modificare i ricordi brutti (o sbagliati), rendendoli più accettabili. Il ripasso, insomma, modifica le informazioni.

8) NO A EMOZIONI NEGATIVE
La noia e la ripetitività addormentano le capacità cerebrali, mentre le emozioni e l'attenzione consentono di ricordare di più. Ma è meglio evitare le emozioni forti e negative prima di andare sotto esame: fanno perdere i ricordi immediatamente precedenti. Questo avviene perché il cortisolo, ormone dello stress, interagisce con l'amigdala, l'organo che "calcola" il significato emotivo del ricordo. L'amigdala allerta l'attenzione, facendo emergere gli eventi emotivamente significativi a spese di quelli che li precedono.

9) SÌ ALLO SPORT 
Dedicare molto tempo allo studio non deve significare la rinuncia allo sport o ad altre normali attività fisiche. Anzi, il cervello funziona meglio se anche ci manteniamo in buona forma fisica. Diversi sudi hanno dimostrato che chi fa una camminata a passo veloce di 30 minuti al giorno "perde" meno neuroni.

10) ATTENTI ALLA DIETA
L'alimentazione giusta per migliorare l'attività del cervello deve essere ricca di acidi grassi omega-3, presenti soprattutto in alcuni tipi di pesce (salmone, sgombro, pesce spada, acciuga e trota) e di vitamina E, presente nel germe di grano e nel pane integrale. Chi è un po' sovrappeso, torni in forma: la ricerca ha dimostrato che così si migliora l'attività del cervello che ottimizza l'uso del glucosio, sostanza associata a una memoria più efficiente"






(tratto interamente da Focus.it)

lunedì 5 giugno 2017

Perché l’uomo dimentica gli anniversari?



La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all'assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l'esperienza o per via sensoriale. La memoria può essere trattata, in maniera complementare, studiando i processi neurofisiologici associati presenti nel cervello e quelli psicologici, cioè dal punto di vista soggettivo intrapersonale.
La memoria è presente, a vari livelli, in tutti gli esseri animali; la sua importanza primaria sta nel fatto che non esiste alcun tipo di azione o condotta senza memoria (ad esempio nella condotta sociale, oppure nei fenomeni di rinforzo nell'apprendimento animale). Si può considerare inoltre la memoria come una delle basi che rendono possibile la conoscenza umana e animale, proprio in virtù della capacità di apprendimento, assieme ad altre funzioni mentali quali elaborazione, ragionamento, intuizione, coscienza.

"Se un uomo dimentica spesso anniversari e date importanti, non è una mancanza di attenzione nei confronti della partner, ma un problema congenito del sesso maschile.

Emerge da una ricerca dell’Università norvegese di Scienza e Tecnologia che ha sottoposto a circa 40.000 volontari di entrambi i sessi un questionario di nove domande relative a nomi, eventi, ricorrenze e date rilevanti in merito all’anno precedente.

SMEMORATI. L’89,7 dei maschi ha avuto più difficoltà nel ricordare i nomi rispetto all’86,5% delle donne, il 79,4% nel ricordare le date importanti rispetto al 64,7% femminile. Gli uomini più smemorati sono stati quelli tra i 30 e i 60 anni di età."

Vi rivedete in questa statistica?!
Rimanete connessi con noi per le nostre altre numerose curiosità!!
A presto, 

Hashtag Staff



(tratto da focus.it)


martedì 30 maggio 2017

Google dice addio ai blob in favore degli emoji



Un altro articolo interessante che vogliamo postarvi tratto interamente da Focus.it!

"A Google gli emoji, così com’erano, non sono mai piaciuti. E neppure le emoticon. Tanto che qualche anno fa, per punteggiare le conversazioni dei suoi utenti, ha lanciato i blob. Sempre gialli e diversamente sorridenti, ma dalla forma più vicina al triangolo che al cerchio: era un modo per distinguersi dagli altri, perché i consensi tra il popolo hi-tech si conquistano anche a suon di idee nuove. Ed emoji più gelatinosi e simpatici sembravano esserlo. Poi però qualcosa è andato storto e qualche giorno fa Google pare aver capitolato: i blob verranno ritirati per far posto ai rotondi, tradizionali emoji.

LA VERSIONE DI GOOGLE. Introdotti per la prima volta nel 2013 con Android 4.4, i blob in realtà hanno subito diviso il pubblico. Alcuni li hanno amati per la loro originalità rispetto agli emoji, altri invece li hanno presi in antipatia perché generano problemi di comunicazione tra le diverse piattaforme, visto che tra il 2014 e 2016 i grafici di Google hanno creato blob in grado di sostituire tutte le figure umane presenti nel catalogo degli emoji (inclusa la ballerina di flamenco). E se è vero che quello delle "faccine" è un linguaggio, si tratta di un linguaggio nuovo che stiamo ancora imparando: avere due immagini diverse che dicono la stessa cosa a seconda che stiamo usando uno smartphone o un messenger diversi non funziona.

NOVITÀ D'AUTUNNO. Per questo motivo la prossima versione di Android, “O”, che dovrebbe essere disponibile questo autunno come Android 8.0, prevede il restyling totale di ogni emoji: nuove faccine con disegni più dettagliati e l’adozione dei volti gialli standard gialli per gli smile. Come ha spiegato Rachel Been di Google sul blog aziendale: «Abbiamo dedicato molto tempo alla coerenza emotiva tra le diverse piattaforme di comunicazione. Poiché uno dei nostri obiettivi principali con il restyling è quello di evitare confusione o problemi di comunicazione tra le piattaforme, volevamo assicurare che quando un utente invia un emoji ad un amico, il messaggio sarà chiaramente comunicato indipendentemente dal fatto che usi iOS, Windows, Samsung, o altri sistemi operativi».

Per non tradire questo proposito, i nuovi emoji saranno disponibili anche per gli utenti che non passeranno ad Android 8.0, ma resteranno con una versione precedente. Mentre sugli smartphone che già utilizzano un sistema di emoji diverso da quello di Google (come Samsung e LG), il cambiamento non avrà effetto.

Alla fine, come ci insegna la vittoria dell’inglese sull’Esperanto, la lingua che aveva l’ambizione di essere universale, ma anche quella degli emoji sulle emoticon, a fare la fortuna di un linguaggio è soprattutto l’uso che ne fanno le persone in modo spontaneo, ed imporre nuovi standard è più difficile del previsto.

lunedì 15 maggio 2017

Alieni: e se fossero già stati qui?


"Un astronomo riflette sulla possibilità che forme di vita intelligente abbiano lasciato, nel Sistema Solare, tracce che non abbiamo ancora cercato.


Jason Wright, docente di astronomia alla Penn State University, ha pubblicato su arXiv un documento nel quale fa il punto sulla ricerca di altre forme di vita nello Spazio e pone una questione interessante e molto cara ai "cacciatori di misteri" almeno dalla metà del secolo scorso:
abbiamo per davvero cercato con sufficiente attenzione testimonianze di vita aliena nel nostro stesso Sistema Solare?
I nostri strumenti scandagliano l'Universo alla ricerca di segnali, radio o luminosi, di origine intelligente (senza successo, finora), ma, afferma Wright, poco o nulla di analogo viene fatto con i mondi del Sistema Solare.

La "faccia di Marte" è una nota struttura geologica che, in particolari condizioni di luce, assume un aspetto familiare: è un classico esempio di pareidolia (ecco tutto quello che abbiamo creduto di vedere su Marte).
In sintesi, nel suo lavoro Wright afferma che non possiamo escludere che forme di vita intelligente siano vissute per periodi più o meno lunghi su qualche "nostro" satellite o pianeta, Terra compresa.

Lasciando poi, volutamente o involontariamente, le prove del loro sviluppo tecnologico, ossia quello che si definisce firma tecnologica (in inglese: technosignatures).

PERCHÉ SOLO MICROBI?Wright non afferma quindi che altre forme di vita intelligente siano già state presenti nel Sistema Solare, ma che la seppur remota probabilità che sia accaduto non deve essere sottovalutata:
è possibile che altre intelligenze abbiano abitato il Sistema Solare e che, per motivi ignoti, si siano estinte o se ne siano andate.
Ai giorni nostri, sottolinea, la ricerca punta a rilevare tracce di vita extraterrestre microbica, presente o passata, mentre sembra avere escluso possibilità di vita più evoluta.

Il Corpo Forestale dello Stato e lo strano caso delle fate dei boschi. Nella foto: le "Fate di Cottingley", un famoso scherzo fotografico realizzato nel 1920 da due adolescenti inglesi e in cui caddero diversi esperti, compreso Sir Arthur Conan Doyle. | ADOH/CONTRASTO
CERCARE OVUNQUE. Sulla Terra, trovare eventuali tracce di alieni estinti è praticamente fuori discussione: a causa dell'evoluzione geologica del nostro pianeta, per esempio il movimento delle placche, qualsiasi firma tecnologica vecchia centinaia di milioni anni, se non qualche miliardo, è certamente andata distrutta.

Altri corpi del Sistema Solare, invece, potrebbero avere conservato per periodi di tempo molto lunghi eventuali strutture aliene, quando non soggette all'azione geologica e o dell'atmosfera.

Non è la prima volta che ricercatori e scienziati propongono ipotesi del genere: negli anni '90 era stato proposto di scandagliare all'infrarosso il Sistema Solare, alla ricerca di tracce di attività termica di origine artificiale, ma le poche ricerche fatte non portarono ad alcun risultato."


(articolo tratto interamente da Focus.it)

lunedì 8 maggio 2017

Parlare tra sé e sé è davvero da matti?


"Dato che lo facciamo tutti, può essere che sia normale, o che faccia bene? Il verdetto della scienza.

Lo facciamo di continuo, e non solo quando cerchiamo le chiavi nelle tasche o nella borsa del lavoro: parlare tra sé e sé è davvero un'azione da "matti", o da tipi solitari? Un'analisi del dilemma pubblicata su The Conversation rivela che non è affatto così e che anzi, è un'attività quanto mai necessaria.

CHIACCHIERATE SILENZIOSE. Iniziamo dal dialogo interiore, che gli altri non sentono: le conversazioni spesso molto profonde che ingaggiamo con i nostri pensieri, di giorno e di notte, servono a organizzare a pianificare azioni, consolidare ricordi, elaborare emozioni. In altre parole, a mantenere il controllo di noi stessi e di quello che dobbiamo fare.

COME SAREBBE, SENZA. Lo dimostrano alcuni interessanti esperimenti su primati non umani. Le scimmie non parlano tra sé e sé, e quando compiono un'azione, attivano un tipo di memoria e una porzione di corteccia cerebrale specifica per quel compito. L'area attivata per un incarico visivo è, in questi animali, diversa da quella utilizzata in un test di associazione di suoni.

VOCE CHE COORDINA. Negli stessi esperimenti, gli umani ricorrono invece alle stesse aree indipendentemente dal compito richiesto. Ma quando quei test vengono ripetuti silenziando il nostro dialogo interno (per esempio ripetendo a voce alta bla bla bla mentre si compie un'azione), il cervello umano si organizza in modo simile a quello delle scimmie, agendo "a compartimenti stagni". Da ciò emerge che il dialogo interiore gioca un ruolo fondamentale, anche se non esclusivo, nel controllo delle nostre azioni.

TI PREGO, TACI. Certo, può diventare un compagno ingombrante. Alle tre del mattino, tutto ciò che desideriamo è smettere di arrovellarci sui pensieri, e tornare a dormire. Per la stessa ragione, leggere un libro prima di coricarsi ci rilassa: mentre ne scorriamo le pagine, per forza di cose ci "mettiamo a tacere", anche internamente.

Nelle persone affette da ansia o depressione, questi dialoghi interiori possono diventare assordanti e impedire il normale svolgimento delle azioni quotidiane. Sopprimere il "rumore" non necessario è quindi fondamentale per la salute psicologica.

A VOCE ALTA. Spesso questi discorsi silenziosi trovano sfogo nel parlato, anche se non c'è nessuno ad ascoltarli. Succede soprattutto nei momenti che richiedono grande concentrazione: è stato per esempio dimostrato che leggere istruzioni a voce alta garantisce una migliore concentrazione e aumenta il controllo sul compito. Sembra infatti che sentirci incoraggiare e guidare in modo esplicito funzioni in modo più efficace: chi recentemente si è auto spronato durante una partita di tennis, una corsa o un'arrampicata, lo sa bene."

mercoledì 26 aprile 2017

PRIMA DEL NAUFRAGIO...UN INCENDIO!

"Titanic: il ruolo sottovalutato di un incendio.

Alcune fotografie recentemente rinvenute aggiungono un tassello alla tragedia del Titanic, componendo il quadro di una sfortunata catena di eventi.

Dopo oltre un secolo dalla notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, quando il transatlantico britannico RMS Titanic affondò nell'Oceano Atlantico, ci sono ancora studiosi che cercano di scoprire cosa stava avvenendo realmente a bordo della nave poco prima e durante l'impatto con l’iceberg che ne causò l'affondamento. Recentemente sono venute alla luce delle fotografie che mostrano segni di evidenti e gravi danni allo scafo proprio nel punto in cui venne poi colpito dall’iceberg, causati da un incendio che si era sviluppato sotto coperta.

Il Titanic ancora nei cantieri navali.
A riportare alla ribalta il drammatico evento del Titanic è il giornalista e scrittore irlandese Senan Molony, che da 30 anni studia il disastro.

Secondo Molony quella notte si verificò una coincidenza di eventi che diede origine a una sorta di tempesta perfetta, dove fuoco, ghiaccio e negligenza portarono all’affondamento del Titanic e alla morte di oltre 1500 persone.

Era già noto che a bordo del Titanic fosse in atto un incendio, nel bunker 6, dove era stivato il carbone per la navigazione: l'incendio si era sviluppato subito dopo la partenza da Belfast. Tuttavia, durante le indagini per spiegare l'accaduto quell’incendio non venne mai considerato importante.

Il Titanic ha appena lasciato Belfast: c'era già un incendio a bordo.
Ora però alcune fotografie d'epoca vendute a un'asta privata hanno mostrato una situazione molto particolare: delle evidenti macchie scure sullo scafo, che secondo Molony e gli esperti che hanno studiato le immagini, sarebbero conseguenza di un incendio particolarmente violento.

Il fuoco deve avere indebolito in modo significativo una parte dello scafo e, per una sfortunata coincidenza, proprio quella parte che sarebbe stata colpita dall'iceberg, che incontrò quindi una resistenza molto ridotta: «Alcuni esperti di metallurgia ritengono che con una temperatura di circa 1.000 gradi centigradi, cioè quella a cui deve essere stato sottoposto lo scafo dall'interno, la resistenza deve essere scesa di oltre il 75%», riporta Molony.

Il terzo elemento che si è sovrapposto al fuoco e all’iceberg fu la velocità: il Titanic viaggiava più velocemente di quanto avrebbe dovuto e questo, molto probabilmente, perché buona parte dell'equipaggio era impegnato a spalare carbone - caricandolo nelle caldaie - per ridurre la forza dell'incendio.

Questa nuova ipotesi si aggiunge alle numerose altre che hanno trovato più di un elemento da associare alla causa primaria dell'affondamento, lo scontro con l'iceberg."

(TRATTO DA focus.it)

giovedì 20 aprile 2017

Stai ascoltando? Le tue pupille non mentono


"Senza che ce ne accorgiamo, si dilatano in modo sincrono a quelle dell'interlocutore: soprattutto nei momenti più emozionanti di un discorso, quando l'empatia è massima.


Incastrati in una conversazione noiosa? Attenti a ostentare interesse. C'è un particolare del vostro volto che è un termometro fedele di coinvolgimento e attenzione: i movimenti delle pupille.

Quando stiamo ascoltando, queste si dilatano e contraggono all'unisono con quelle di chi parla: succede, in particolare, quando il discorso raggiunge l'apice dell'emotività, e l'empatia con l'interlocutore è più forte. La "danza" coordinata di riflessi pupillari è massima con gli speaker più espressivi.

LAVORI IN CORSO. Le pupille rispondono alla quantità di luce che colpisce l'occhio, ma non solo. Ricerche passate hanno dimostrato che si dilatano rapidamente anche quando stiamo analizzando nuovi segmenti di informazione.

I ricercatori dell'università di Dartmouth (Stati Uniti) hanno ora sfruttato questo fenomeno per misurare empatia e coinvolgimento emotivo durante l'ascolto. Molti degli studi su attenzione e connessione con l'interlocutore si basano su questionari di autovalutazione; ma il riflesso delle pupille, non controllabile "a comando", è considerato un parametro più affidabile.

PARLAMI DI TE. L'esperimento, che ha coinvolto 18 studenti, ha visto una parte dei volontari cimentarsi in un discorso autobiografico, videoregistrato, e una parte nei panni di ascoltatori. I movimenti delle pupille di ciascuno sono stati registrati con un sistema di eye-tracking all'infrarosso. Un gruppo di volontari "indipendente" ha dato un punteggio ai momenti più emotivamente coinvolgenti dei vari video.

STESSA MUSICA. I ritmi di dilatazione delle pupille di oratori e ascoltatori sono stati poi confrontati: nei momenti di climax emotivo, quando l'attenzione consapevole del "pubblico" era massima, il riflesso delle pupille tra gli interlocutori è parso altamente coordinato, anche se i due si vedevano solo attraverso uno schermo. Il prossimo passo sarà studiare questa sincronia dal vivo e contemporaneamente"

(tratto da Focus.it)


lunedì 10 aprile 2017

Esistono i fantasmi?



"Fra le poche certezze dell’essere umano c’è la morte. Del resto, la coscienza di dover morire ci distingue dagli altri animali. Ma sui confini, su ciò che separa il mondo dei vivi da quello dei morti le sicurezze vacillano. Oggi come ieri. Il bisogno di mitigare l’ineluttabilità della dipartita con la speranza di un’altra vita si perde nella notte dei tempi.

La traccia più antica di rituali legati alla sepoltura risale a 90 mila anni fa: è la tomba di un cacciatore ritrovata nella grotta di Skhul (nell’odierna Israele), dove mani pietose hanno appoggiato al braccio del defunto la testa di un cinghiale, come dono. A fungere da “intermediari” fra questo mondo e l’altro erano gli sciamani.

Pitture rupestri di 20 mila anni fa raffigurano i viaggi, in stato di trance, nel mondo degli spiriti, ammettendo la netta separazione fra corpo e anima (rappresentata da un uccello). Per gli antichi Egizi la vita nell’oltretomba era una tale certezza da essere descritta, con regole d’accesso dettagliate, nel Libro dei morti. Ma il viaggio nell’aldilà prevede anche un biglietto di ritorno? In altre parole, i defunti possono tornare fra noi, o perlomeno comunicare?

MORTI “DA PAURA”. Nelle sacre scritture si fa cenno a possibili contatti col mondo dei morti. Nonostante l’atteggiamento assunto più tardi dal cristianesimo, il primo episodio di necromanzia (previsione del futuro attraverso domande ai defunti) della storia è raccontato proprio nella Bibbia, dove il re Saul fa evocare da una maga il fantasma del re Samuele, per chiedergli consiglio.

Anche Omero conduce Ulisse nel regno dei morti, affinché la madre e il veggente Tiresia gli indichino la strada per tornare alla sua amata Itaca. La necromanzia era proibita nella religione greca e Platone nella Repubblica e nelle Leggi considera le pratiche magiche o necromantiche degli imbrogli, mettendo in guardia dalle loro conseguenze. Si credeva, tra l’altro, che i morti detestassero essere disturbati nel loro riposo e tutto sommato suscitavano timore. Uno degli scopi dei culti funebri e delle sepolture era dunque impedire ai defunti di tornare a turbare i vivi e tenerli lontani.

A Roma la separazione era codificata nella legge delle Dodici Tavole, che proibiva di sotterrare i morti all’interno della città (e infatti le necropoli erano situate lungo le vie consolari). Ma, anche se nel Medioevo i morti rientrarono in città, con i cimiteri ricavati nei cortili antistanti le chiese, la paura dei fantasmi rimase. Anzi, è proprio in quest’epoca che gli spettri conobbero il loro periodo d’oro.


MEDIOEVO INQUIETO. Le apparizioni si moltiplicavano e riguardavano soprattutto il ritorno di anime che avevano fatto una brutta fine (suicidi o ammazzati, condannati a morte, donne morte di parto, annegati il cui corpo non è mai stato ritrovato ecc...). La Chiesa da una parte tentò di arginare il fenomeno e spinse spettri e fantasmi nell’area delle manifestazioni diaboliche, dall’altra lo alimentò proponendosi come intermediario. Suffragi, donazioni, preghiere diventarono lo strumento per aiutare le anime a trovare la pace eterna, senza disturbare quella terrena.

Il Purgatorio, che nella dottrina cristiana compare sul finire del Duecento, fu forse il luogo in cui la chiesa “rinchiuse” i morti, preoccupata dal continuo attraversamento dei confini. Un altro tentativo di difendere i cristiani da inquietanti ritorni fu l’istituzione di una precisa giornata, il 2 novembre, dedicata alla commemorazione dei defunti. A istituire il giorno dei morti fu, attorno all’anno Mille, l’ordine monastico di Cluny, nelle cui abbazie (dicono le cronache) spettri e fantasmi facevano sentire la loro presenza. Lo stesso culto dei santi e delle reliquie è, in un certo senso, la prova della difficoltà che l’uomo medioevale aveva nell’accettare l’idea del distacco dell’anima dal corpo.

IL PESO DELL’ANIMA. Nell’Ottocento, il concetto di “anima in pena” fu ripreso. Romanticamente attratti da un’epoca misteriosa e “buia”, intellettuali e artisti dell’Europa ottocentesca riscoprirono l’antica passione per i fantasmi. Ma lo fecero con lo spirito dell’epoca, cercando di dimostrarne empiricamente l’esistenza. Nasceva così lo spiritismo, una vera e propria dottrina filosofica sviluppatasi soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti. 

Furono in parecchi a cimentarsi nell’arduo compito di “dimostrare un fantasma”. A cominciare dalle sorelle Fox, di New York, che nel 1848 divennero famose per essersi messe in comunicazione con gli spiriti che abitavano la loro casa. Nonostante il successo (nel 1852 i seguaci dello spiritismo negli Usa erano 2 milioni) e il credito che i medium ebbero anche presso il mondo culturale e scientifico (dallo scrittore Arthur Conan Doyle al fisico William Crookes, al premio Nobel Charles Richet), tavolini volanti e materializzazioni si sono sempre rivelati, alla fine, per quello che erano: trucchi. Spesso svelati dagli autori stessi dei misteriosi fenomeni.

21 GRAMMI. Negli stessi anni ripresero fulgore anche le ricerche volte a dimostrare la “materialità” dell’anima. Già in passato ci avevano provato illustri scienziati. Il medico alessandrino Erofilo nel III secolo d.C. la cercava dissezionando i cadaveri; Cartesio, che fece altrettanto, la individuò, grande come un pisello, nella ghiandola pineale. E, ovviamente, ci provò anche Leonardo. Ma il primo che si prese il disturbo di “pesarla” fu nel 1901 il medico Duncan Macdougall (Massachusetts) che, insediatosi in una sorta di sanatorio, prese a pesare i pazienti proprio al momento del trapasso. Ebbene, con l’ultimo respiro i malcapitati perdevano 21 grammi di peso. 

Non soddisfatto, l’intraprendente chirurgo estese i suoi esperimenti ai cani: constatato che le bestiole passavano a miglior vita senza dimagrimento alcuno, il dottore ne dedusse ciò che le Chiese cristiane sostengono da sempre: gli animali non hanno l’anima. Dieci anni dopo le sue celebri pesate, Macdougall si mise a cercare anche il colore dello spirito. Introdusse in una camera buia un gruppo di tisici agonizzanti e, al momento supremo, fece scorrere un fascio di luce fortissima lungo il corpo del paziente. Poiché non trovò nulla, concluse che l’indice di rifrazione dell’anima era zero e siccome qualsiasi sostanza tranne l’etere rifrange la luce, l’anima doveva essere per forza composta di etere.

TEORIE “SCIENTIFICHE”. Una delle ultime teorie scientifiche sui fantasmi tira in ballo l’elettromagnetismo. Secondo lo studio di alcuni psicologi britannici coordinati da Richard Wiseman, c’è una correlazione tra avvistamenti spettrali e variazione dei campi magnetici. Gli studiosi hanno analizzato Hampton Court Palace a Londra e le cripte di South Bridge a Edimburgo, dove si sarebbero verificati vari avvistamenti: ebbene, questi posti sarebbero soggetti a variazioni dei campi magnetici più elevate rispetto alla norma. Altri studi sono giunti alla stessa conclusione. Un gruppo di ricercatori ha applicato campi elettromagnetici a certe parti del cervello, come i lobi temporali, ed è riuscito a indurre nelle “cavie” sensazioni fisiche e metafisiche, come la sensazione di vicinanza a Dio. Alla stessa conclusione è giunto con i suoi esperimenti il neuroscienziato Michael Persinger, secondo il quale i campi magnetici svilupperebbero nel cervello dei volontari la sensazione di avvertire strane presenze.

Emanuela Cruciano per Focus Extra"

tratto da Focus.it

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