mercoledì 26 ottobre 2016

Einstein, quello che non sapevi...


1. Non era una capra in matematica
Leggenda vuole che il giovane Einstein a scuola andasse malissimo in matematica.

Una parabola edificante di redenzione che è stata propinata a generazioni di studenti in difficoltà con le materie scientifiche, che (purtroppo per loro) non contiene un briciolo verità. A Monaco, dove studiò fino all’età di 15 anni, Einstein aveva buoni voti, soprattutto in matematica. A 16 anni, è vero, fallì il test di ingresso per il Politecnico di Zurigo, ma ottenendo comunque il massimo dei voti in fisica e matematica. Quando, anni dopo, ad Einstein arrivò la voce dei suoi pessimi risultati giovanili in matematica, il fisico rispose: “Non ho mai avuto problemi in matematica. A 15 anni sapevo svolgere perfettamente il calcolo differenziale e gli integrali”.
2. La figlia segretaNel 1903 Albert Einstein sposò la compagna di studi Mileva Marić, da cui ebbe due figli: Hans Albert, nato nel 1904, che sarebbe diventato un importante ingegnere, ed Eduard, nato nel 1910, che ebbe una vita travagliata, in cui lottò per anni con la schizofrenia.
Questo almeno è quello che si sapeva della vita privata di Einstein fino al 1987, quando venne pubblicato un carteggio privato con l’ex moglie, da cui si scoprì che la coppia aveva avuto una figlia illegittima un anno prima del matrimonio, che venne presa in carico dai nonni materni subito dopo il parto. Il destino della bambina è ancora oggi sconosciuto, anche se alcuni storici ritengono che sia morta di scarlattina in tenera età, mentre per altri sarebbe stata data in adozione.

3. Respinto dall’accademia
Einstein non era un pessimo studente come vuole la leggenda, ma aveva effettivamente dei problemi in campo scolastico. Una personalità ribelle e un forte rifiuto per l’autorità lo accompagnarono lungo tutto il periodo degli studi, al termine del quale, nonostante gli ottimi voti, fu l’unico tra i diplomati del suo anno a non ottenere un posto da assistente al Politecnico di Zurigo. Einstein fu quindi costretto a trovare lavoro presso l’ufficio brevetti di Berna, un lavoro umile che gli garantiva però sufficiente tempo libero per portare avanti le sue ricerche. Nel 1905 arrivò quindi il suo annus mirabilis, in cui pubblicò quattro articoli che rivoluzionarono il mondo della fisica. Nonostante questo, passarono altri quattro anni (dieci dalla sua laurea) prima che gli venisse proposto un posto da professore universitario.
4. Che fine ha fatto il premio Nobel?
Nel 1910 si concluse la relazione tra Albert e la prima moglie, e lo scienziato iniziò una relazione con la cugina Elsa, che lo avrebbe accompagnato per il resto della vita. Tra le clausole del divorzio, ottenuto solamente nel 1919, Einstein promise alla ex moglie una piccola rendita mensile, da integrare con il premio in denaro che avrebbe guadagnato in caso di vittoria del Nobel. Non c’era alcuna avvisaglia all’epoca che Einstein avrebbe realmente vinto il Nobel, ma questo arrivò realmente pochi anni dopo, nel 1922, e Mileva Marić come da accordi si vide recapitare una piccola fortuna.
5. Tutto merito di un’eclissi
La teoria della relatività generale venne pubblicata nel 1916, ma non ebbe da subito il successo che conosciamo oggi. Molti fisici dubitavano infatti delle formule di Einstein, e continuarono a farlo fino al 1919. In quell’anno ci fu un’eclissi totale di Sole, e l’astronomo inglese Arthur Eddington ne approfittò per fotografare il fenomeno, e calcolare l’effetto della gravità del Sole sulla luce delle stelle. I suoi risultati confermarono le previsioni di Einstein, obbligando il mondo della fisica ad accettare la nuova teoria, e rendendo lo scienziato una celebrità di calibro mondiale.
6. Spiato dall’Fbi
Einstein si trasferì negli Stati Uniti nel 1933, iniziando a lavorare come professore presso l’ Institute for Advanced Study di Princeton. All’epoca era già famoso per le sue idee pacifiste e per il supporto dato ai movimenti per i diritti civili, e fu da subito bollato come comunista dall’Fbi. Per 22 anni, gli agenti del Bureau non si arresero, e spiarono meticolosamente la vita dello scienziato, ascoltando le sue telefonate, aprendo la sua corrispondenza, e controllando persino la sua spazzatura. Per un periodo, l’Fbi indagò persino la possibilità che il fisico stesse costruendo un raggio della morte per conto dei sovietici. La sorveglianza si fermò solo alla sua morte, nel 1955, quando il fascicolo relativo ad Einstein aveva raggiunto ormai le 1.800 pagine di lunghezza.
7. La bomba atomicaAlla fine degli anni ’30 Einstein venne a sapere che gli scienziati del Reich stavano lavorando alla bomba atomica. Messo da parte il suo pacifismo scrisse quiondi una lettera al presidente Roosvelt, incitando gli Stati Uniti a condurre ricerche nel campo per ottenere l’arma prima dei nazisti. Einstein non partecipò mai in alcun modo al progetto Manhattan, ma nei decenni seguenti si pentì fortemente del piccolo ruolo giocato nello sviluppo delle bombe atomiche, e pochi mesi prima della sua morte scrisse insieme al filosofo Bertrand Russell un documento noto come Manifesto Russel-Einstein, in cui si ricordavano i pericoli legati agli armamenti atomici, e si chiedeva a tutti i governi del mondo di “trovare metodi pacifici per risolvere le dispute tra loro”.
8. Presidente di Israele
Einstein non fu mai particolarmente religioso, né appoggiò più di tanto il movimento sionista. Le sue radici ebraiche però furono sempre particolarmente importanti per lo scienziato. Alla morte del primo presidente di Israele, nel 1952, il governo offri ad Albert Einstein l’opportunità di divenire il secondo presidente della nazione. Una proposta che Einstein declinò gentilmente, dichiarando: “Per tutta la vita mi sono occupato di questioni oggettive. Per questo mi mancano sia l’attitudine naturale sia l’esperienza per trattare con le persone e per esercitare una funzione ufficiale”.
9. Il cervello rubatoAlla sua morte, nel 1955, Einstein chiese che il suo corpo venisse cremato. Thomas Harvey, patologo di Princeton che praticò l’autopsia sul cadavere dello scienziato, rimosse però il suo cervello, sezionandolo in 170 fette per poi conservarlo. Non aveva ricevuto nessuna autorizzazione per farlo, e si trattò quindi di un furto di cervello (restituito anni dopo), ma quando la famiglia scoprì cosa era avvenuto autorizzò, con una certa riluttanza, che il cervello fosse utilizzato per studiare l’origine della straordinaria intelligenza di Albert Einstein. Nei decenni seguenti l’organo è stato soggetto di diversi studi, nessuno dei quali ha portato a risultati definitivi.
10. Teoria unificataNella seconda parte della sua vita, Einstein lavorò incessantemente alla creazione di una teoria unificata, che combinasse la spiegazione della gravità e dell’elettromagnetismo. Una teoria che, sperava il grande scienziato, avrebbe aiutato a risolvere quelli che lui vedeva come i paradossi della fisica quantistica. A questa teoria Einstein non arrivò mai, ma continuò a lavorarci testardamente fino alla morte. Poche ore prima di soccombere ad un aneurisma dell’aorta addominale, stava ancora lavorava alle sue ultime equazioni, le cui scansioni sono disponibili nell’archivio online della Hebrew University di Gerusalemme.
A presto!

lunedì 24 ottobre 2016

IL CORAGGIO DI OSARE!

Cos’è veramente il coraggio? Il coraggio è avere la forza di osare e andare oltre le proprie paure. Non esiste coraggio senza paura.

Qualunque sia la paura, la sua intensità emotiva determina il valore del coraggio che dimostrerai nell’affrontarla.

Il potere del coraggio non consiste solamente nell’affrontare il pericolo in maniera sfrontata, esso è qualcosa di più.
E’ un sentimento interiore che aiuta ogni individuo a trovare una soluzione alla paura e ad affrontare con serenità i pericoli.

L’essere coraggiosi non è una virtù che deve essere celebrata, bensì un dono interiore in ciascuno, da attuare nei momenti di bisogno.

Il coraggio si trova in ognuno di noi, non serve essere dei Supereroi per dimostrare di averne.

Coraggiosa e un madre che mette al mondo un figlio, lo cresce, lo accudisce, lo protegge , gli da forza e linfa vitale per il cammino della vita.

Coraggioso è un padre che sfama la propria famiglia, senza farle mancare nulla.

Coraggioso è il bambino che inizia a camminare, e ad ogni caduta si rialza con più grinta di prima.

Coraggioso è uno sportivo che deve recuperare da un grave infortunio.

Coraggiosa è la persona che affronta quotidianamente le sfide che la vita gli da.

Coraggioso è chi lascia le certezze per seguire i propri sogni.

Coraggioso è chi si assume responsabilità quando non lo obbliga nessuno.

Le persone coraggiose riconoscono, accettano e affrontano le paure, anche se queste le spaventano, questo le aiuta ad avere sempre maggiore coraggio, come in un circolo virtuoso.

Più affronti le tue paure , più guadagni coraggio, e più guadagni coraggio , più riuscirai a sconfiggere le tue paure. A volte vorremmo trovare il coraggio per dire semplicemente un “ti voglio bene”, altre volte, trovare la forza e il coraggio di dire la verità ci sembra un’impresa assai complicata pur essendo pienamente consapevoli che sarebbe la cosa giusta.

Coraggio in sintesi significa “Agire col cuore”

Quando ti trovi ad un bivio con due scelte, dentro di noi sappiamo la cosa giusta da fare, però quella scelta magari ci espone a dei rischi, a delle conseguenze negative per la tua sicurezza , la tua relazione, la tua reputazione, i tuoi interessi.

Trovare la forza per seguire la cosa che senti giusta per te, affrontando sfide e difficoltà, perseverando nella scelta fatta, allora significa che stai agendo col tuo cuore. Il coraggio più importante è quello di essere se stessi, di andare avanti in linea con i propri principi , valori e sogni.

Nel “Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupéry scrive che forse le stelle in cielo sono illuminate perché ognuno di noi un giorno possa trovare la sua.

Nessuno è coraggioso sempre ma mi piace pensare che ogni atto di coraggio ci porti sempre più vicino  alla nostra stella.

Hastag Staff!

giovedì 20 ottobre 2016

ABBIATE CORAGGIO!


Cos’è veramente il coraggio? Il coraggio è avere la forza di osare e andare oltre le proprie paure. Non esiste coraggio senza paura.
Qualunque sia la paura, la sua intensità emotiva determina il valore del coraggio che dimostrerai nell’affrontarla.
Il potere del coraggio non consiste solamente nell’affrontare il pericolo in maniera sfrontata, esso è qualcosa di più.
E’ un sentimento interiore che aiuta ogni individuo a trovare una soluzione alla paura e ad affrontare con serenità i pericoli.
L’essere coraggiosi non è una virtù che deve essere celebrata, bensì un dono interiore in ciascuno, da attuare nei momenti di bisogno.

Il coraggio si trova in ognuno di noi, non serve essere dei Supereroi per dimostrare di averne.

Coraggiosa e un madre che mette al mondo un figlio, lo cresce, lo accudisce, lo protegge , gli da forza e linfa vitale per il cammino della vita.
Coraggioso è un padre che sfama la propria famiglia, senza farle mancare nulla.
Coraggioso è il bambino che inizia a camminare, e ad ogni caduta si rialza con più grinta di prima.
Coraggioso è uno sportivo che deve recuperare da un grave infortunio.
Coraggiosa è la persona che affronta quotidianamente le sfide che la vita gli da.
Coraggioso è chi lascia le certezze per seguire i propri sogni.
Coraggioso è chi si assume responsabilità quando non lo obbliga nessuno.
Le persone coraggiose riconoscono, accettano e affrontano le paure, anche se queste le spaventano, questo le aiuta ad avere sempre maggiore coraggio, come in un circolo virtuoso.
Più affronti le tue paure , più guadagni coraggio, e più guadagni coraggio , più riuscirai a sconfiggere le tue paure. A volte vorremmo trovare il coraggio per dire semplicemente un “ti voglio bene”, altre volte, trovare la forza e il coraggio di dire la verità ci sembra un’impresa assai complicata pur essendo pienamente consapevoli che sarebbe la cosa giusta.

Coraggio in sintesi significa “Agire col cuore”

Quando ti trovi ad un bivio con due scelte, dentro di noi sappiamo la cosa giusta da fare, però quella scelta magari ci espone a dei rischi, a delle conseguenze negative per la tua sicurezza , la tua relazione, la tua reputazione, i tuoi interessi.
Trovare la forza per seguire la cosa che senti giusta per te, affrontando sfide e difficoltà, perseverando nella scelta fatta, allora significa che stai agendo col tuo cuore. Il coraggio più importante è quello di essere se stessi, di andare avanti in linea con i propri principi , valori e sogni.
Nel “Piccolo Principe” Antoine de Saint-Exupéry scrive che forse le stelle in cielo sono illuminate perché ognuno di noi un giorno possa trovare la sua.
Nessuno è coraggioso sempre ma mi piace pensare che ogni atto di coraggio ci porti sempre più vicino  alla nostra stella.
Hashtag srl Staff!

lunedì 17 ottobre 2016

LA CINESTESIA


Alcune persone associano le lettere dell'alfabeto a colori precisi, i giorni della settimana a particolari forme geometriche, le parole scritte su un libro a uno specifico odore o sapore. Questo "superpotere" è un fenomeno percettivo noto come sinestesia e consiste nella fusione, in un'unica sfera sensoriale, delle percezioni di sensi distinti o - in termini più scientifici - nel sincronismo funzionale di due organi di senso o due facoltà cognitive. Interessa una ristretta fascia di popolazione (dallo 0,05% al 4%) ed è uno dei campi più misteriosi e appassionanti della ricerca neuroscientifica.

Un sinesteta può "vedere" il calendario dell'anno sotto forma di mappa tridimensionale; immaginare l'età delle persone come una curva matematica; emozionarsi fino alle lacrime sfiorando una superficie con la mano. Queste "interferenze percettive" tra un senso e l'altro sono spesso associate a eccellenti doti mnemoniche e spiccate abilità creative: la sinestesia è 7 volte più frequente in artisti, letterati e poeti, che hanno trovato il modo di condividere la bellezza sensoriale di cui sono partecipi.
LE CAUSE. Sulle basi fisiologiche di questo fenomeno si sta ancora indagando: le teorie più accreditate lo attribuiscono a cambiamenti nelle connessioni tra aree cerebrali. All'origine di queste esperienze potrebbe esserci la presenza di connessioni ridondanti, non eliminate durante il normale processo di "sfoltimento" delle sinapsi meno utilizzate che avviene con la crescita cerebrale; o, ancora,un'eccessiva comunicazione tra aree cerebrali contigue rispetto a quanto avviene in un cervello non sinestetico. Il fatto che un terzo dei soggetti sinestetici abbia un parente con le stesse capacità, porta anche a pensare che il fenomeno abbia una qualche componente genetica.

CI SI PUÒ ALLENARE ALLA SINESTESIA? Ma la sinestesia si può in qualche modo apprendere? In altre parole, volendo, potremmodiventare sinestetici? «Siamo tutti potenzialmente sinestetici: il cervello umano possiede meccanismi che permettono una fusione fra i sensi. Tali meccanismi sono nella popolazione generale latenti, così che non siamo consapevoli del loro funzionamento, mentre nel sinesteta, si suppone per fattori genetici, è come se fossero iper-attivi» spiega Nadia Bolognini, Ricercatrice di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica presso l'Università di Milano-Bicocca, ed esperta di integrazione multisensoriale.
L'assunzione di droghe allucinogene o antidepressivi può indurre sinestesie, per lo più temporanee. La sinestesia si può indurre anche in condizioni normali, attraverso l'ipnosi, o modificando l'eccitabilità di specifiche aree della corteccia cerebrale. Di recente abbiamo dimostrato che in soggetti non-sinestetici, la sinestesia del tocco a specchio (quella che permette di percepire sensazioni tattili alla vista di una persona che viene toccata) può essere indotta innalzando temporaneamente il livello di eccitazione di aree del cervello deputate all'elaborazione delle sensazioni corporee, attraverso una stimolazione transcranica non invasiva a corrente elettrica. Anche lesioni cerebrali da ictus o l'amputazione di arti possono determinare l'insorgenza di sinestesia».

MEMORIE D'INFANZIA. Alcuni ricercatori dell'Università di Amsterdam sono riusciti a indurre una forma di sinestesia (la cosiddetta grafema - colore) su soggetti non sinestesici: a un gruppo di volontari è stato dato da leggere un testo con le lettere e, t, a ed scolorate, e tutte le altre nere. I soggetti hanno letto il testo normalmente, imparando inconsciamente ad associare i colori alle rispettive lettere.

In un secondo momento i ricercatori hanno mostrato alle stesse persone gli screenshot di lettere colorate, e chiesto loro di dire di che colore si trattasse. Quando il colore non era lo stesso che avevano imparato ad associare alle lettere del primo training, le risposte sono arrivate dopo qualche istante di incertezza, segno che nei loro cervelli si erano formate temporanee associazioni lettera-colore analoghe a quelle che possono vedere alcuni sinestesici.

«Alcune forme di sinestesia possono anche essere apprese, ma in questo caso sarebbe più corretto parlare di associazioni cognitive» chiarisce Bolognini. Olympia Colizoli, che fa ricerca sulla sinestesia all'Università di Amsterdam, ricorda il caso di una donna sinestesica che, tornando nella sua vecchia classe, si accorse che i colori che ella stessa associava alle lettere dell'alfabeto erano gli stessi del cartellone su cui aveva imparato a leggere. O di altri undici soggetti sinestesici che - si è scoperto - associavano alle lettere dell'alfabeto i colori che durante l'infanzia avevano visto sulle lettere magnetiche da frigo vendute da Fisher Price. Queste persone potrebbero essere state geneticamente predisposte a divenire sinestesiche, ed aver espresso le loro capacità in seguito ad associazioni apprese durante l'infanzia.

CONVIVENZA DIFFICILE. Ciò che è certo è che, se per gli adulti alcune forme di sinestesia possono risultare piacevoli, o cognitivamente "vantaggiose", i bambini possono trovarle difficili da gestire: Colizoli ricorda, per esempio, il caso di un bambino sinestesico che trovava difficile leggere perché il colore in cui percepiva le lettere era troppo chiaro rispetto allo sfondo bianco della pagina. «La mia impressione generale è che i bambini trovino la sinestesia più distraente degli adulti, che invece hanno ormai sviluppato strategie per conviverci» conclude la ricercatrice.

CIT. FOCUS ONLINE
 A Presto!
Hashtag srl

mercoledì 12 ottobre 2016

GESTIRE IL TEMPO AL MEGLIO!


Per ottimizzare ed aumentare il proprio tempo a disposizione è possibile ricorrere ad un metodo tanto semplice quanto efficace.
Sembra strano ma più tempo abbiamo a disposizione per fare qualcosa, più tempo tendiamo a sprecare… con il risultato che, se anche la scadenza la conosciamo da tempo oppure la stessa magari è stata posticipata di una settimana, ci ritroviamo in affanno a fare le ultime cose la sera prima 🙂
A quanti è già successo? E perché accade?
Questo fenomeno era stato già studiato da tal Cyril N. Parkinson che nel 1958 scrisse un saggio (Parkinson’s Law – La Legge di Parkinson) affrontando in modo realistico (ed ironico) le problematiche legate al funzionamento delle organizzazioni aziendali. Negli anni successivi sono uscite molte edizioni, in cui Parkinson ha approfondito l’argomento con l’aggiunta di altre interessanti e divertenti osservazioni.
Il tutto parte dalla “Prima Legge di Parkinson” la quale afferma che:“il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo a disposizione per completarlo. E quindi, più tempo si ha e più il lavoro da svolgere sembra importante e impegnativo”. Questo porta ad una ulteriore “regola” non scritta: “più tempo a disposizione si avrà, più se ne sprecherà”.
Parkinson ci spiega anche il positivo rovescio della medaglia di questa legge: “quando il tempo scarseggia, chi lavora lo fa con maggiore efficacia motivato dal rischio di non riuscire a completare un compito a scadenza ravvicinata, con la prospettiva di possibili conseguenze negative”
E come possiamo applicare tutto questo alla vita quotidiana senza farci prendere dall’ansia?
Semplicemente sfruttando questa nostra “caratteristica” (il virgolettato è d’obbligo) a nostro vantaggio!
Ecco i 6 passi:
  1. Identifichiamo l’attività da svolgere;Almeno all’inizio, diamoci degli obiettivi semplici da raggiungere giusto per comprendere che è possibile. A complicarci la vita faremo sempre a tempo 🙂 Magari iniziamo con attività che richiedono non più di 1 o 2 ore di tempo per essere concluse.
  2. Stabiliamo un tempo congruo per portare a termine l’attività;
  3. Dividiamo questo tempo per 2 …si, dimezziamo il tempo che abbiamo stabilito 🙂
  4. Spegniamo od eliminiamo la connessione dati del cellulare (per evitare distrazioni dovute a WhatsApp, Notifiche, …), chiudiamo il programma di posta elettronica ed eliminiamo tutte le possibili fonti di distrazione;
  5. Impostiamo un timer;
  6. …e focalizziamoci sul portare a termine l’attività che ci siamo dati nel tempo stabilito.
Semplice!
Non ci credete? Provare per credere!
Hashtag srl staff!

lunedì 10 ottobre 2016

REALTA' AUMENTATA!

E’ un concetto relativamente nuovo in costante evoluzione, non esiste una definizione univoca e chiara per i il termine “realtà aumentata”.
In generale, la Realtà Aumentata (Augmented Reality o AR) è la rappresentazione di una realtà alterata in cui, alla normale realtà percepita attraverso i nostri sensi, vengono sovrapposte informazioni sensoriali artificiali/virtuali.
Il fruitore dell’applicazioni di Realtà Aumentata, quindi, vedrà sovrapposti alla realtà oggetti virtuali o filmati, sentirà suoni, percepirà sensazioni tattili o addirittura olfattive.
CON IL TERMINE REALTÀ AUMENTATA SI INTENDE LA SOVRAPPOSIZIONE DI ELEMENTI VIRTUALI GENERATI DAL COMPUTER ALLA PERCEZIONE VISIVA DEL MONDO REALE, ATTRAVERSO UNA TELECAMERA O SPECIALI OCCHIALI.
Un manutentore, per esempio, tramite la Realtà Aumentata potrà vedere comparire sull’area di lavoro utensili e componenti animate che mostrino come deve essere eseguita un’operazione direttamente sull’apparecchiatura oggetto dell’intervento, seguendo e guidando passo passo la sua attività.
Un turista, puntando un tablet o uno smartphone verso un’opera d’arte, può vedere comparire informazioni utili.
E’ possibile vedere comparire su un libro “riflesso” nello schermo del pc, animazioni 3d, filmati o contenuti multimediali.
Credo che le potenzialità siano illimitate.
Benché l’AR abbia mosso i primi passi nell’ambiente militare, come quasi tutte le tecnologie che poi entrano a far parte della nostra quotidianità, i campi di applicazione in cui è attualmente impiegata sono diversi.
In ambito meccanico si parla di “manutenzione aumentata”: particolari visori indicheranno ai tecnici dove collegare i nuovi componenti di un motore o cosa verificare prima di procedere alla consegna. Una sorta di istruzioni di montaggio in tempo reale.
Alcune automobili integrano già ora sistemi di aiuto della guida, come telecamere che individuano potenziali ostacoli e pericoli a centinaia di metri comunicandoli al guidatore.
In futuro la nostra auto sarà in grado di dirci cosa c’è dietro un muro, raccomandandoci maggiore prudenza.
Molti musei stanno sperimentando delle soluzioni AR per integrare le opere artistiche o storiche con video e ricostruzioni 3D.
Sugli smartphones più diffusi ci sono applicazioni (Layar, Wikitude) che utilizzano la nostra posizione attuale (tracciata con GPS) per indicarci punti di interesse (Points of Interest, POI) vicini a noi, come raggiungerli e in quanto tempo.

Altri progetti sono in cantiere molti dei quali però sono rallentati a causa della scarsità dei finanziamenti privati.
E sapete qual'è il gioco più famoso basato su questa tecnologia?
POKEMON GO!
Nel prossimo articolo ne parleremo più approfonditamente!

mercoledì 5 ottobre 2016

DIVENTA MANAGER!

Come diventare manager? Per chi si deve iscrivere all’università e si pone questa domanda, si può rispondere che non esiste un tragitto preciso. Le università – soprattutto nei corsi di studio legati alla Facoltà di Economia – offrono percorsi articolati per comprendere i molteplici aspetti del mondo aziendale. Anche dal punto di vista del management.
Ma questo non assicura nulla. Studiare Economia all’università può garantire i presupposti per una vasta professionalità e un posto di lavoro sicuro come dipendente all’interno di un’impresa. Per diventare manager invece, oltre a una buona base culturale, sono necessarie soprattutto una certa predisposizione caratteriale e delle abilità dirigenziali che si maturano con il tempo e con un po’ di fortuna.
Chiedersi come si diventa manager è lecito, ma indugiare sopra tale quesito è ozioso. Una persona che ambisce a ricoprire questa posizione, deve dimostrare fin dall’inizio una grande capacità di recepire le giuste informazioni dall’ambiente in cui studia o lavora, e un’immensa velocità nel capire come farne tesoro per cogliere le opportunità che, volta per volta, gli si prospettano.
Chi vuole diventare manager deve mettere al bando l’inclinazione umana alla diffidenza e gettarsi con consapevolezza nei rischi che la vita porta con sé. È chiaro che ognuno può farlo a modo suo, ma la volontà e la decisione nel riuscire in quel che si è intrapreso non devono mai venire meno. Bisogna sapere servirsi delle relazioni che si intrecciano con le persone – tanto all’università, che nel corso della propria carriera professionale – per accrescere le possibilità di rendersi reciprocamente utili, contribuendo con le proprie idee e il proprio lavoro a migliorare i risultati comuni ogni volta raggiunti.
Una ricetta su come diventare manager esiste, ed è questa: laurearsi in discipline sociali in giovane età (il range varia tra i 22 e i 25 anni) e possibilmente con il massimo dei voti (ma non è sempre richiesto); svolgere tirocini presso aziende più o meno grandi in una delle posizioni per cui si ritiene di essere preparati e dimostrare grande ambizione e voglia di fare, mostrandosi sempre disponibili alle richieste del management; stringere relazioni d’amicizia con i dirigenti e creare con il tempo un network quanto più vasto.
Naturalmente, in seguito, le persone delle alte gerarchie aziendali (per le quali si è tanto sudato) si deve avere voglia di vederle anche in occasioni extralavorative di differente natura.
diventare managerPer un manager, gli avvenimenti rappresentano un mezzo per il raggiungimento dei propri obiettivi legati alsuccesso personale. Chi diventa manager deve essere pronto a legare temporaneamente (ma di rado anche definitivamente) le proprie mire egoistiche a quelle dell’azienda, conciliando il dovere con il piacere e traendo i massimi vantaggi dagli impegni lavorativi.
Diventare manager significa farsi carico di responsabilità enormi rispetto al proprio datore di lavoro, che devolve ai dirigenti incarichi di amministrazione fiduciaria della propria azienda. Ogni errore commesso da un manager – volontario o per disattenzione – viene fatto pagare salatamente, decurtandogli i premi di produzione, lo stipendio oppure congedandolo. Non ci sono garanzie di alcun tipo per il posto di lavoro – se non l’alto compenso percepito.
Chi vuole diventare manager deve amare le condizioni di stress e imparare a gestirle nel migliore dei modi. Deve saper trarre vantaggio dalle avversità e ricercare il miglioramento continuo della propria posizione. Ciò è necessario per non perdere colpi e scendere di livello nella considerazione dei capi, dei colleghi e dei dipendenti.
Ogni tipo di vantaggio accumulato nella propria vita deve essere pagato: con quale mezzo, siete (o sarete) voi a stabilirlo.
Se avete capito questo, ora sapete come diventare manager.
A presto!
Hashtag srl Staff!

martedì 4 ottobre 2016

OPPORTUNITA' DI LAVORO!

Viviamo immersi in relazioni interpersonali, amiamo , ridiamo, ci scontriamo, discutiamo, chiacchieriamo.
Le relazioni sono anche parte del nostro lavoro e, il lavoro occupa gran parte della nostra giornata.
Attraverso il lavoro guadagniamo e possiamo permetterci cibo, alloggio, trasporti, viaggi, attività, sport e tante altre cose. È uno dei modi per realizzarci ed esprimere il nostro potenziale.
Ma come fare a trovare e raggiungere il lavoro giusto per noi?
Sappiamo che questo per quanto riguarda il mondo del lavoro non è uno dei periodi più facili nel nostro paese, ma se cerchi su Google i casi di successo e le storie di persone che sono riuscite a inventarsi un lavoro, si sprecano.
E allora qual’è la differenza tra chi trova (o si inventa) il lavoro dei propri sogni e tutti gli altri?
La cultura,  la laurea, l’esperienza, la fortuna?
Ebbene no. Certo sono fattori rilevanti per certi tipi di lavori ma non sono quelli a fare la differenza.
Dal coltivatore che diventa imprenditore del web, a chi fa del proprio talento nel riordinare la casa o nel cucinare un vero e proprio business, alla mamma che si reinventa come libera professionista, tutte queste storie di successo non hanno età e in ognuna troviamo strategie e approcci comuni.
Questi approcci sono quelli che ricorrono sempre nelle tante persone che hanno avuto successo nel trovare, creare ed inventarsi il lavoro che sognavano.
Ecco le 6 strategie infallibili per creare il lavoro giusto per te:

1) Chiarezza

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
-Seneca
La prima cosa da fare é capire cosa ami fare, quali sono le tue passioni.
  • Per cosa potresti anche lavorare gratuitamente?
  • Cosa amavi fare da bambino?
  • Quali sono i fili conduttori della tua vita?
o anche
  • Cosa apprezzi del lavoro che fai ora?
  • Cosa terresti e cosa lasceresti andare?
  • In che modo potresti renderlo migliore?
Non devi creare un piano dettagliato su come creare la tua attività o preoccuparti di come le tue passioni possano essere spendibili sul mercato. Non subito.
Sii semplicemente davvero onesto con te stesso.
Questo step tienilo per te inizialmente perché in questo momento il parere degli altri non è importante.
È qualcosa che ha a che fare solo con te.
Se non sai da dove cominciare, o se vuoi uno strumento davvero potente per fare chiarezza,  guarda questo breve video che ha letteralmente cambiato il mio modo di guardare al lavoro e alla vita e quello di migliaia di persone, portando il focus e l’attenzione sui propri reali obiettivi e passioni.

2) Esplorazione

Ora che sai cosa ami, è arrivato il momento di esplorare i tuoi talenti e come questi possono contribuire a trovare il lavoro che desideri.
Potresti essere bravo a scrivere, parlare, cucinare, risolvere problemi, fare le cose rapidamente, essere concentrato, creativo e così via.
  • Come hai affrontato le difficoltà nel passato?
  • Che risorse personali hai utilizzato?
  • Come hai risolto i problemi?
  • Quali sono i tuoi punti di forza secondo te?
  • E secondo le persone che hai accanto?
Qui entrano in gioco “gli altri”.
Chiedere un feedback alle persone che ti conoscono meglio sia dal punto di vista personale che professionale vale oro.
Come possono i tuoi talenti giocare un ruolo nel mercato del lavoro?
Informati. Cerca sul web notizie, casi di successo e strategie per realizzare ciò che desideri.
Ancora di più parla con le persone.
Prima di parlare ascolta, fai domande, interessati e partecipa a corsi,seminari ed eventi.
Sii flessibile, come sai il mercato del lavoro e le professioni stanno cambiando.
Se ti piace insegnare per esempio diventare maestro o insegnante non è l’unica via.
Potresti diventare un coach, un relatore, specializzarti nell’area che ti appassiona ( a proposito, cosa vorresti insegnare? a chi? come? ) o proporre corsi ai tuoi colleghi e aiutare il tuo team, tenere lezioni private, aprire un associazione culinaria e insegnare come cucinare ai più giovani.
Scopri cosa può funzionare e buttati.

3) Tenacia

Se parli con qualsiasi persona di successo ti dirà che la realizzazione è arrivata proprio l’attimo dopo in cui stava per lasciare perdere tutto.
L’attimo prima della realizzazione di ciò che desideri è sempre il momento più duro. Non mollare ora.
Cadi, fallisci, verifica dove puoi migliorare e cosa puoi cambiare e rialzati.
Non è facile. Ti assaliranno mille dubbi, alcune persone ti diranno “te l’avevo detto” ma tu non ascoltare.
Ascolta il tuo vero te, il tuo istinto, anche se non ti é chiaro cosa stai facendo e cosa ne verrà fuori.
Vai oltre la paura e…

4) Pazienza e Proattività

“Ci ho messo 10 anni per avere successo in una notte”
-Eddie Cantor
Ricordi all’inizio quando ti ho chiesto cosa faresti anche gratis?
Ecco, può darsi che questo accada.
Sii paziente e abbi fiducia.
Ma non solo.
Osa, proponiti, condividi le tue idee per quanto assurde ti sembrino.
Aiuta ad organizzare un evento, dai un piccolo consiglio, proponiti di risolvere un problema gratuitamente.
E abbi fiducia nel vecchio detto che “chi semina (bene), raccoglie (meraviglie)”.
Chi ha avuto successo, ha investito tempo ed energie nella propria passione, ha inseguito ciò che desiderava ma ha anche imparato ad essere paziente e a fidarsi della vita.

5) Fegato e pancia

Se il tuo sogno non ti spaventa, vuol dire che non è grande abbastanza
-Kristine K. Stevens
Ti è familiare l’espressione “ hai proprio avuto fegato” o “ questa volta ascolto la pancia” ?
Il nostro corpo ci conosce molto meglio del nostro cervello razionale.
Quando siamo connessi con la parte più profonda di noi e le nostre vibrazioni energetiche sono alte la nostra parte più intuitiva si risveglia e ci permette di dominare la paura.
Non esiste nessuno che non provi paura, la differenza tra chi persegue e raggiunge i propri sogni e chi no è tutta nel modo in cui affrontiamo la paura.
Quando percepisci la paura abbi fegato.
E fidati della pancia,quando ti dice che nonostante tutto quella è la strada verso il lavoro e la carriera che desideri.

6) Aiuto

Chiedi aiuto. Nessuno fa tutto da solo, credimi.
Trova le persone che fanno al caso tuo per ogni step che intraprenderai, potrebbero essere gli amici, la famiglia, un coach, uno psicologo, uno specialista nel settore.
Leggi libri sull’argomento,vai alle conferenze e partecipa ai seminari.
Nessun uomo é un’isola, ed è molto più facile affrontare un viaggio difficile col supporto necessario.